Sono circa un milione i malati di Alzheimer in Italia. Un esercito di persone che poco a poco perde pezzi di sé, la capacità di orientarsi, di riconoscere oggetti e persone e per questo di condurre una vita normale. Smettono di avere una vita normale anche i parenti della persona affetta da questo morbo. L’Alzheimer, infatti, è una “malattia familiare, perché ‘contagia’ e coinvolge tutta la famiglia” del paziente. Spiega così la malattia Mara Consoli autrice e regista del documentario “Vittorio, Capitan Pistone… e tutti gli altri” presentato ieri a Roma in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer. Un documentario “nato per caso” perché quando al padre di Mara, Vittorio, è stata diagnosticata questo tipo di demenza senile, “le emozioni che arrivavano erano talmente forti che una volta tornata a casa sentivo la necessità di scrivere”. Finché un giorno, usando la telecamera in occasione del compleanno del padre, “ho capito che ne avevo bisogno” per dare ordine a “questo flusso di emozioni”. Emozioni che, attraverso questo documentario, diventano viaggio “nella testa di un malato, avanti e indietro nel tempo” ma anche “un viaggio per scoprire che l’Italia non è un Paese per vecchi” e nemmeno per le loro famiglie che troppo spesso sono abbandonate a se stesse, senza informazioni né servizi. “Non siamo all’anno zero – spiega Claudio Cecchini, assessore alle Politiche sociali e per la famiglia della Provincia di Roma – ma c’è una distribuzione disomogenea con zone di eccellenza e zone di assenza totale. Il bilancio globale risulta perciò tuttora inadeguato”. Cominciano ad aumentare i centri diurni nella zona della Provincia di Roma: entro la fine del 2011 ne apriranno altri quattro nei Comuni di Ciampino, Rocca Priora, Lanuvio e Subiaco, ma si tratta “ancora di una piccola goccia”, spiega Ketty Vaccaro, responsabile Welfare della Fondazione Censis. Ancora mal distribuiti sul territorio, i centri diurni sono punti di ritrovo importanti per le persone affette da demenze senili, ma anche per i loro parenti che in questi centri ottengono maggiori informazioni e soprattutto sollievo fisico e psicologico. E attraverso il documentario di Mara Consoli, realizzato nell’arco di sei anni, si scopre, all’interno dei centri diurni, non solo la storia di Vittorio, ma anche quella di Enzo, Pina, Massimo, Rinaldo, Eva, Franco, Amedeo e di tanti altri affetti da una malattia che condanna all’oblio queste persone. Spesso condannate all’oblio, insieme alle loro famiglie, dallo stesso sistema sanitario nazionale che non soddisfa le necessità del paziente e delle persone che lo circondano quotidianamente, i cosiddetti “caregiver”.
(Cle – 22 set)