“La questione morale, complessivamente intesa, non è un’invenzione mediatica. Nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un’evenienza grave, che ha in sé un appello urgente”. Ad affermarlo il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Nel corso della prolusione in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente, Bagnasco ha commentato a 360 gradi i problemi che affliggono l’Italia. A partire dalla questione morale, che “non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di competenza e di azione, anche nell’esercizio del reciproco controllo”. Per il presidente della Cei “la questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative. Contribuisce, di fatto, a propagare la cultura di un’esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere responsabilmente la vita”. Secondo Bagnasco “i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi”, producono un effetto dirompente, “ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune” e per questo di fronte a tali atti “c’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”. Di fronte al dilagante fenomeno della corruzione poi “non si capisce quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d’affari” i quali “si autoimpongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica”. (Kat – 26 set)