Bollette elettriche, all’Italia spetta la maglia nera. Nel nostro Paese, si hanno le più “salate” d’Europa: si arriva a spendere fino al 30% in più degli altri Stati dell’Unione. Lo afferma Alessandro Clerici, responsabile della task force “Efficienza Energetica” di Confindustria e presidente del gruppo di lavoro internazionale del World Energy Council, intervenendo al workshop “Le reti che fanno crescere l’Italia”, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei e dall’Associazione Romano Viviani e che si è concluso a San Casciano Val di Pesa. Se consideriamo il prezzo della borsa elettrica Italiana che riflette i costi di produzione, si può notare, sottolinea Clerici, “che è mediamente superiore di un 25% rispetto ai valori in Francia, Germania e Nord Europa e di oltre il 30 % rispetto alla Spagna”. Tra le principali ragioni di tale scarto, c’è il fatto che in Italia esiste un mix delle materie prime utilizzate per produrre l’energia elettrica ben più costoso di quello delle altre nazioni: “Produciamo infatti circa il 55% di energia elettrica da gas, il 10% da petrolio e solo il 16% da carbone, che risulta, con il nucleare, la fonte più economica per la produzione di elettricità, in assenza di eventuali alte penalizzazioni per le emissioni di CO2. Il resto dell’Europa ha come media una produzione del 30% da carbone e del 30% da nucleare, la Francia, addirittura, ha il 78% da nucleare”. E, all’effetto di tale mix, continua il responsabile del World Energy Council, si aggiungono i balzelli che vengono scaricati sulla bolletta, come l’ultima quota del CIP6 (vecchia legge per incentivare la produzione da energie rinnovabili ed “assimilate”, e tra queste ricadeva anche il gas ed i residui delle raffinerie), l’uscita dal nucleare, i costi di “bilanciamento” dovuti a problemi di strozzature del sistema di trasmissione e alla non programmabilità delle rinnovabili.(13 nov – Red)