Dal 2009 al 2010 l’aumento più consistente delle retribuzioni contrattuali per i dipendenti a tempo pieno si è registrato per la Presidenza del Consiglio: +15,2%, rispetto a un rialzo medio pari del 2,1%. Il dato – che rinfocola il dibattito e le polemiche sui costi della politica, mai così nel vivo – emerge dall’Annuario statistico italiano 2011 dell’Istat. Rialzi degli stipendi sopra la media si riscontrano anche per i giornalisti (+4,7%) e nel settore delle telecomunicazioni (+3,7%). Nel complesso, dall’Annuario viene fuori il quadro di un Paese attanagliato dal problema disoccupazione: nel 2010 sono 22.872.000 gli occupati, 153.000 in meno dell’anno precedente. Il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione marcata della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+183.000 unità). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,1% (8,2% nel 2009). A diminuire sono esclusivamente gli occupati maschi, in particolare lavoratori dipendenti (-167.000 unità). La discesa coinvolge soprattutto l’occupazione permanente e a tempo pieno (285.000 in meno), ovvero l’occupazione standard, in precedenza meno coinvolta dagli effetti negativi della crisi. A livello di settore di attività economica, diminuiscono gli addetti dell’industria in senso stretto (-4%, pari a 190.000 unità in meno) e delle costruzioni (-0,7%, pari a -14.000 unità). Nel terziario si registrano modesti incrementi (+0,2% pari a +35.000 unità): si tratta per lo più di posizioni lavorative a bassa qualificazione nei servizi domestici e di cura alle famiglie e alla persona.
(Roc – 16 dic)