Ancora morti. Almeno 25 secondo un primo bilancio, e oltre 40 feriti. In Siria non si placa l’onda di terrore e Damasco è tornata a macchiarsi di sangue questa mattina, quando un attentato terroristico compiuto da un kamikaze ha causato una strage poco lontano da una scuola e vicino a una strada sopraelevata nel quartiere Maidan. Ancora poco chiara la dinamica degli eventi e l’obiettivo dell’attacco. Secondo attivisti dell’opposizione nel mirino c’era un edificio della polizia distante poche centinaia di metri, secondo altri una sede dei servizi segreti. Nessuna rivendicazione è stata fatta anche se gli attivisti locali hanno già puntato il dito contro il regime, accusato di aver progettato l’attentato nel quartiere che oggi avrebbe dovuto ospitare una grande manifestazione anti-governativa. Cinica e di tutt’altro avviso la risposta del governo: “Siamo sicuri che è stata un’azione terroristica perpetrata dai cosiddetti manifestanti per la libertà”, ha detto la conduttrice della tv di Stato nel commentare le immagini della strage. “Gli attentati e il conflitto così cruento sul terreno sono il risultato dell’incomprensione del regime di seguire gli sviluppi della società e di aprirsi politicamente”. Questo il commento del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che si trova a Tunisi per una visita ufficiale. “L’azione della Lega Araba è di fondamentale importanza – ha aggiunto il ministro – il fatto che ci siano osservatori internazionali che possono dissuadere il regime dal continuare ad usare la violenza e la repressione è un altro elemento portante dell’ azione della comunità internazionale”. Chi, invece, è preoccupato per l’inadeguatezza della Lega Araba è il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè. “Sosteniamo la Lega Araba che ha mandato osservatori in Siria – ha detto Juppè – ma la missione al momento non riesce a svolgere il suo compito in maniera adeguata”.
(6 gen – Ram)
