(13 feb) – L’Università di Bologna è pronta a brindare alla prima conquista spaziale del laboratorio Microsatelliti e Microsistemi Spaziali (Forlì) della Seconda Facoltà di Ingegneria dell’Alma Mater. E’ in programma per oggi, infatti, il lancio di ALMASat-1, il satellite che partirà dalla Guyana Francese con il nuovo lanciatore dell’Agenzia spaziale europea, Vega. Il satellite targato Alma Mater è un cubo di 30 centimetri per lato e 13,5 chili di peso ed è stato progettato e costruito da studenti e ricercatori guidati dal prof. Paolo Tortora. “Il progetto – ha spiegato il prof. Paolo Tortora, direttore del laboratorio – è partito nel 2004, un anno dopo la nascita del laboratorio. Il primo anno è stato dedicato alla realizzazione di una stazione di ricezione e trasmissione satellitare”. Il satellite dell’Alma Mater sarà incluso come carico secondario e una volta in orbita sarà controllato da Forlì, grazie alla stazione satellitare automatica messa a punto dal laboratorio. “Per le prime ore è previsto un monitoraggio costante, per accertarsi che tutto funzioni e vada per il meglio – hanno fatto sapere del laboratorio -. In seguito il controllo passerà in automatico. In caso di problemi abbiamo creato un sistema di allarme che contatta il personale del laboratorio via sms”. (Ram)
SCHEDA / COME È FATTO ALMASAT-1?
“E’ un cubo di 30 centimetri di lato e 13,5 chilogrammi di peso. Dopo quello didattico, l’aspetto tecnologico è stato centrale: per quanto il sistema sia semplice e a basso costo, sono comunque stati fatti una serie di sforzi verso tecnologie nuove. Utilizzando componentistica commerciale in ambito spaziale”, hanno spiegato dall’Università. Sulle batterie, ad esempio: il satellite utilizza quelle a ioni di litio che si possono comunemente trovare nei dispositivi elettronici portatili. O nei pannelli solari che forniscono energia al sistema, costruiti completamente “in casa” a partire dalle singole celle solari. “E’ un sistema a propulsione miniaturizzato a gas freddo – ha sottolineato il prof. Tortora – In un serbatoio è contenuto dell’azoto compresso che viene fatto espandere attraverso dodici micro-ugelli. Si genera così una spinta propulsiva piccolissima, sufficiente però a permettere il controllo d’assetto e il corretto puntamento del satellite”.
