Nell’ultimo decennio l’indice degli infortuni e della mortalità femminile sul lavoro ha subito una riduzione sensibile, ma è alto il pericolo legato a quella fase esposta che coincide con il percorso da casa al luogo di lavoro e viceversa. L’Anmil (Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi sul lavoro) ha presentato oggi il II rapporto “Donne, lavoro e disabilità: tra sicurezza e qualità della vita” nel quale viene evidenziato come a partire dal 2001, nonostante la crescente presenza di donne occupate nel nostro Paese tra i 20 e i 65 anni (49,5%, contro il 62,1% della media Ue), il numero degli infortuni femminili abbia registrato una sostanziale stabilità (da 244 mila infortuni ai 245 mila nel 2010), che hanno determinato a un calo percentuale dell’incidenza infortunistica del 7,1. Relativamente alle morti sul lavoro, dal 2001 al 2010, i casi al femminile sono diminuiti del 38%, passando da 127 a 79. Va sottolineato come relativamente alla “modalità dell’evento”, sui 79 eventi mortali del 2010, 41 casi siano avvenuti “in itinere” e complessivamente gli infortuni che si verificano durante il percorso casa-lavoro e viceversa rappresentano la maggioranza tra quelli che colpiscono le donne, mentre solo il 29,2% si verificano in occasione di lavoro. Degli 89 mila infortuni in itinere avvenuti nel 2010, 45 mila hanno riguardato le donne e 44 mila gli uomini. Dunque, per la donna il pericolo maggiore è rappresentato dal percorso di andata e ritorno dal lavoro, nel quale spesso si concentrano le difficoltà della conciliazione tempo di lavoro-cura familiare, con inevitabili riflessi sul piano della lucidità della concentrazione e conseguentemente della sicurezza.
(Kat – 7 mar)
