Sono stati anticipati oggi presso la sede dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, alcuni dei risultati di una serie di complesse indagini diagnostiche e analitiche non distruttive alle quali è stato sottoposto l’Autoritratto di Leonardo Da Vinci. Lo studio – conclusosi dopo un mese circa e realizzato da un’equipe di esperti dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, centro di eccellenza del MiBAC – ha puntato a individuare lo stato di salute di quest’opera, considerata tanto dagli storici dell’arte quanto dal grande pubblico uno dei capolavori di tutti i tempi. L’incontro di oggi è l’ennesimo risultato raggiunto dalla preziosa sinergia che si è sviluppata intorno al genio rinascimentale in occasione della mostra di Torino e che ha visto collaborare Direzione Regionale del Piemonte per i Beni culturali e paesaggistici, Politecnico di Torino, Biblioteca Reale di Torino, Consorzio “La Venaria Reale”, Fondazione Intesa San Paolo e Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario. Grazie a questa comunità di intenti è stato, infatti, reso possibile un evento assolutamente straordinario: chiuso in una cassa ignifuga ammortizzata e capace di reggere temperature di 200 gradi, il disegno ha lasciato il Piemonte alla volta della Capitale per essere sottoposto a numerose indagini diagnostiche da tempo auspicate dal Direttore della Biblioteca Reale di Torino, che era stato confortato in proposito da numerose relazioni dei tecnici dell’allora Istituto di Patologia del Libro. “Stando a quanto emerso dalle analisi – ha dichiarato Maria Cristina Misiti, Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, commentando i risultati delle stesse – l’opera risulta gravemente ‘malata’”. Il lavoro di Leonardo presenta, infatti, diffuse macchie di foxing, che rappresentano la principale ipoteca sulla sua conservazione. Sono state proprio queste ossidazioni chimico-biologiche dalla caratteristica pigmentazione bruno-rossastra o bruno-giallastra a provocare la corrosione delle fibre di cellulosa e un conseguente indebolimento del supporto. Attraverso la spettrometria da fluorescenza X sono stati, invece, riscontrati particolari segni di colature; mentre le analisi biologiche hanno evidenziato la presenza di spore di muffe probabilmente antiche e di deiezioni di insetti che eventualmente, in futuro, saranno asportate con un apposito intervento. (red – 20 mar)
