Freetown – Un film-denuncia sull’uso dei minori nei conflitti, piaga ancora diffusa in molti paesi, e sull’attività di reinserimento sociale svolta, in Sierra Leone, da un missionario. A dieci anni dalla fine della guerra civile, la Sierra Leone sta ancora affrontando il complicato ritorno alla normalità. Un passaggio obbligato è quello di farsi carico di circa 15mila ragazzini (dai 10 ai 15 anni), utilizzati come bambini soldato. Come vivono gli ex bambini soldato il reinserimento in famiglia e nella società civile e come hanno superato – se ci sono riusciti – gli effetti dei traumi fisici e psicologici di brutali sevizie e minacce, sono le domande da cui parte il docu-film della regista Wilma Massucco. Un lavoro incentrato sulle interviste con ex combattenti, ospiti del centro di accoglienza di padre Giuseppe Berton, missionario saveriano, e del suo Family Homes Movement, l’associazione che si è presa cura, a cavallo della guerra, di oltre 3000 baby soldier.
La Cooperazione italiana ha in corso nel Paese africano un’iniziativa finalizzata proprio al sostegno di bambini e giovani in condizioni di particolare vulnerabilità: bambini e adolescenti soldato ed ex-combattenti, bambini vittime e traumatizzati, orfani e abbandonati, bambine vittime di violenza. (9colonne)
