(24 apr) “Se tieni duro e sei costante prima o poi la vita ti ripaga di ogni singolo sacrificio. Un proverbio che si ripete spesso qui ricorda che ‘arrivare a New York è facile. E’ rimanerci che è difficile’”. A parlare è Giulia Piccari: lei, in compagnia di una fedele macchina fotografica, le difficoltà le ha superate e nella Grande Mela ha trovato lavoro, soddisfazioni, successo. Trentaquattro anni, riminese di nascita e newyorkese d’adozione, Giulia è una fotografa che vanta un ricco curriculum: “Ho collaborato con personaggi famosi, ho lavorato alle sfilate durante la settimana della moda newyorkese, ho fotografato per set cinematografici. Ho avuto la fortuna di incontrare gente professionale che ha saputo valutare e valorizzare il mio lavoro” racconta oggi Giulia. La fotografa freelance lavora, infatti, da più di cinque anni a New York. Così racconta l’inizio della sua avventura: “A venti anni mi sono trasferita a Londra per imparare l’inglese. Mi sono iscritta al Westminster College per frequentare un corso di fotografia. E’ la mia passione e da allora non l’ho più mollata. Nel settembre 2001 sono tornata in Italia, a Roma, dove ho seguito un master in fotografia presso l’Isf-Ci, una delle migliori scuole di fotografia. Nel 2003 ho vinto, invece, un concorso fotografico indetto da Wind-Kodak e sono stata premiata dal presidente della giuria, il grande Giuseppe Tornatore”. E’ con entusiasmo che l’artista romagnola parla dei suoi successi. Piccole e grandi soddisfazioni frutto di lavoro, passione, determinazione: “Ho lavorato per associazioni umanitarie. Per la Rai ho documentato fotograficamente il programma tv ‘Italia Dei Porti’. Nel 2006, infine, sono partita per la Florida. A marzo 2007 mi sono trasferita definitivamente a New York dove ho trovato il successo professionale”. Per Giulia lasciare l’Italia è stato “incoraggiante e stimolante” perché “ti ritrovi a contatto con nuove culture e impari a gestirti la vita, i tempi del lavoro, i costi e tutto il resto, completamente da solo. Non è stato facile all’inizio – ammette – nessuno ti dirà che visto che parli un po’ di inglese scolastico allora tutte le porte ti saranno aperte. Molte anzi, si chiuderanno. Altre diventeranno illusioni, altre non si avvereranno mai: ma tutto questo farà di te una persona più forte e ti spingerà a capire dove hai sbagliato e dove puoi migliorare”. “Volevo fortemente tornare in Italia – ammette l’artista romagnola – amo la mia terra, il cibo, la moda. Noi italiani siamo i primi in tantissime cose ma il problema è che ce lo dimentichiamo troppo spesso”. Giulia si dice soddisfatta della scelta che ha fatto: “Gli americani crescono con la mentalità della meritocrazia – sottolinea la riminese – sanno essere onesti e pagarti ancora prima di aver realizzato il tuo lavoro. Si fidano. Credono in te e nelle tue competenze e capacità. Oggi vengo spesso chiamata per lavori fotografici durante sfilate, backstage, concerti, spettacoli teatrali. Lavoro come freelance e mi procuro i clienti tramite networking: ho avuto la fortuna di incontrare persone con le quali si è creato un rapporto di stima reciproca”. Per lei, brava esploratrice di emozioni, sguardi, volti, mondi, culture si è realizzato “il sogno” ed “è bello – aggiunge con un sorriso – realizzare i propri sogni”. (PO/Gil)
