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GRANDE DEPRESSIONE, CONFRONTO ITALIA-USA

it@withub.it by it@withub.it
6 Giugno 2012
in Archivio Numeri
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(6 giu) – Per comprendere la gravità dell’attuale scenario macroeconomico italiano sono utili alcune tabelle statistiche pubblicate su lavoce.info. Le tabelle propongono un confronto con le esperienze più disastrose nella storia contemporanea dei paesi sviluppati: la grande depressione statunitense (1929-1940) e la crisi finanziaria giapponese dell’inizio degli anni Novanta. Per quanto riguarda gli indici azionari, a 62 mesi dal picco pre-crisi l’indice Ftse-Mib perde il 70,6 per cento contro il 75,6 nel corrispettivo periodo negli Stati Uniti e “solo” il 52,1 per cento in Giappone. Per quello che riguarda la produzione industriale l’ultimo dato disponibile per l’Italia è quello di marzo 2012. Il volume di produzione dell’industria italiana rimane 22,2 punti percentuali sotto il picco 2007. Nello stesso arco temporale, la produzione industriale americana aveva perso circa il 33 per cento e quella giapponese il 4,7 per cento. In termini di disoccupazione, gli effetti sono oggi più contenuti rispetto all’esperienza americana degli anni Trenta. Negli Stati Uniti i disoccupati passarono, infatti, da 1,55 milioni nel 1929 (pari al 3,1 per cento delle forze di lavoro) a 12,8 milioni nel 1933 (pari al 24,7 per cento delle forze di lavoro). Attualmente il tasso di disoccupazione italiano è del 10,2 per cento (aprile 2012). Ma gli occupati (a tempo pieno e parziale, con varie tipologie di contratto) sono solo 22,7 milioni (pari al 37,7 per cento della popolazione totale) mentre le persone in cerca di occupazione sommate agli inattivi in età lavorativa raggiungono i 17,2 milioni (ovvero il 28,5 per cento della popolazione). La vera cattiva notizia è data dalle prospettive di medio termine. In termini di Pil cumulato, la perdita di ricchezza nazionale in Italia potrebbe essere perfino superiore alla perdita durante la grande depressione negli Stati Uniti – e certamente superiore alla perdita di Pil italiano negli anni Trenta. La stagnazione economica prevista per i prossimi quattro anni (in peggioramento) porterebbe la caduta del Pil reale a superare quella registrata nella grande depressione statunitense entro la fine del 2015.

Fonte:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003105.html

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