Nel 2011 la spesa media mensile per una famiglia composta da un solo individuo è pari a circa il 74% di quella delle famiglie di due componenti ed analogo fenomeno si rileva per la spesa mediana. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Istat. Tra le famiglie di cinque o più componenti, oltre un quinto (il 20,9%) della spesa totale, pari a 3.215 euro, è destinato ai generi alimentari (contro il 18,3% delle famiglie di un solo componente). Risultano più elevate anche le quote per abbigliamento e calzature (il 6,3% contro il 4,2% delle famiglie di un solo componente), per istruzione (2,2% contro 0,4%) e per trasporti (16,9% contro 11,0%). Più bassa, invece, è la quota per l’abitazione, 23,2%, contro il 35,5% osservato tra le famiglie di un solo componente. I livelli di spesa media mensile tra le famiglie con a capo una donna sono più bassi rispetto a quelli delle famiglie con la persona di riferimento di sesso maschile (2.085 euro contro 2.681 euro, con valori mediani pari rispettivamente a 1.680 e 2.267 euro), essendo le prime tipicamente meno ampie e, in prevalenza, composte da anziane e madri sole. Le famiglie di anziani soli, infatti, pur mostrando un leggero incremento di spesa rispetto all’anno precedente (soprattutto per i generi alimentari, per l’abitazione e per i trasporti e le comunicazioni), hanno livelli di spesa decisamente più bassi di quelli delle famiglie con a capo una persona più giovane. I single e le coppie con a capo un ultrasessantaquattrenne spendono circa i tre quarti dei single e delle coppie senza figli di giovani/adulti, così come le famiglie monogenitore hanno livelli di spesa più simili a quelli delle coppie senza figli che a quelli delle coppie con figli. Per le coppie di adulti (35-64 anni) senza figli si osserva una diminuzione della spesa media mensile, particolarmente evidente per i livelli di spesa medio-alti, anche a seguito della minore presenza rispetto al 2010 di coppie in cui entrambi i coniugi lavorano.
(9Colonne) Roma, 5 lug – Nel 2011, circa 1.100 euro separano la spesa media mensile delle famiglie di operai (2.430 euro) da quella delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti (3.523 euro). La spesa media scende a 1.906 euro mensili per le famiglie con a capo un disoccupato, una casalinga o una persona in altra condizione non professionale (esclusi i ritirati dal lavoro, le cui famiglie spendono in media 2.139 euro). Vincoli di bilancio e stili di vita determinano anche una diversa composizione della spesa familiare. In generale, le famiglie con i livelli di spesa più bassi (famiglie di anziani, famiglie con a capo una persona esclusa dal mercato del lavoro, sia essa ritirata o in altra condizione non professionale) destinano una quota più elevata della loro spesa totale a beni di prima necessità, come abitazione e alimentari: ad esempio, le spese per alimentari, abitazione, combustibili ed energia e arredamenti rappresentano il 63,1% della spesa totale per le famiglie con a capo una persona in altra condizione non professionale e il 75,2% tra gli anziani soli. Nel caso degli anziani, tra le spese incomprimibili devono essere incluse anche quelle sanitarie, che rappresentano un ulteriore 4,8% nel caso di persone sole e il 5,6% nel caso di coppie; d’altra parte, la presenza di figli comporta, come è ovvio, quote elevate di spesa per l’istruzione e il tempo libero (il 6,9% nel caso i figli siano tre o più). (red – 5 lug)
