(9 lug) – La gestione di una causa civile costa allo Stato circa 500 euro, tra stipendi dei giudici, staff e strutture, contro un incasso, tramite il contributo unificato di 43 euro, pari a solo l’8,7 per cento delle spese sostenute (la media europea è del 25,9 per cento). Il rimanente 91,3 per cento, che corrisponde a qualche miliardo, è quindi a carico della collettività. Sono gli scarni dati raccolti in Italia sulle “entrate” del servizio giustizia civile disponibili dal Rapporto 2010 del Cepei (The European Commision for the Efficency of Justice). Ne parla Leonardo D’Urso – esperto di Alternative Dispute Resolution – in un articolo pubblicato da lavoce.info. Uno dei grandi problemi della gestione della giustizia civile è dunque la completa assenza di un budget in “entrata” per ciascun tribunale insieme a una corretta contabilità di gestione, controllo e imputazione dei costi. In una catena di cause ed effetti, l’esercizio dei propri diritti è divenuto, per buona parte, un sistematico abuso del servizio giustizia civile che ha prodotto un carico di lavoro insostenibile per i giudici, generando scarsità di risorse di mezzi e di personale, che a sua volta ha allungato la durata dei processi avendo come effetto ultimo una barriera all’accesso a una giustizia tempestiva, costi per cittadini e imprese valutati in un punto di Pil, restrizione dell’accesso al credito e mancata attrattività degli investimenti esteri. A completare il quadro, vi è un ulteriore effetto spesso poco considerato: il drenaggio di magistrati, personale e mezzi che potrebbero essere utilizzati più efficacemente nel settore penale per la lotta alla criminalità. Circa due terzi del budget per i tribunali è infatti dedicato alla giustizia civile. Andrebbero quindi scovate ed eliminate tutte le cause pretestuose che danneggiano coloro che hanno veramente bisogno di ricorrere al magistrato. È come se un ospedale con 400 posti letto dovesse ricoverare mille pazienti, senza distinguere tra i malati immaginari e perfettamente guaribili a casa da quelli che hanno veramente bisogno del ricovero.
