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Al Castello Sforzesco l’omaggio a Bramantino

it@withub.it by it@withub.it
20 Luglio 2012
in Archivio speciali - Mostre
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AL CASTELLO SFORZESCO L’OMAGGIO A BRAMANTINO

Promossa e prodotta da Comune di Milano, Castello Sforzesco e Palazzo Reale, si tiene al Castello Sforzesco, fino al 25 settembre, la mostra “Bramantino a Milano”. L’esposizione, si articola nelle due grandi Sale del Castello Sforzesco che ospitano già importanti lavori dell’artista: la Sala del Tesoro dove domina l’Argo, il grande affresco realizzato intorno al 1490 e destinato a vegliare sul tesoro sforzesco e la soprastante Sala della Balla, che accoglie i dodici arazzi della collezione Trivulzio, acquisiti dal Comune nel 1935. Bergamasco, documentato dal 1480 e morto nel 1530, Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, deve il suo peculiare soprannome al rapporto con il marchigiano Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro. “Bramantino è infatti l’unico lombardo in grado di stare a fronte di Leonardo, di chinarsi sul Cenacolo senza esserne travolto” ha detto Giovanni Agosti, uno dei curatori che dal 22 maggio al 24 luglio coordinerà una serie di incontri di approfondimento. L’esposizione intende mostrare in ordine cronologico le opere del Bramantino presenti in città, disperse tra sedi differenti e riunite ora in un unico percorso. Milano conserva il nucleo più cospicuo esistente al mondo di opere del Bramantino: dipinti su tavola e su tela, arazzi tratti da suoi cartoni, disegni, affreschi e l’unica architettura da lui realizzata, la Cappella Trivulzio, che costituisce una sorta di monumentale ingresso alla chiesa di San Nazaro in Brolo. (red)

MILANO CELEBRA I SUOI ANNI SETTANTA

Dopo “Bramantino a Milano” ecco il secondo esperimento di autoproduzione del Comune di Milano. È la mostra “Addio Anni 70. Arte a Milano 1969-1980”, fino al 2 settembre a Palazzo Reale: un viaggio attraverso opere, artisti e situazioni protagonisti a Milano nel decennio compreso tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta. Una grande mostra, con oltre 2500 mq espositivi per oltre 70 artisti rappresentati, che racconta come negli anni Settanta Milano sia stata una delle capitali europee dell’arte e della cultura, mettendo a confronto opere di pittura, scultura, fotografia, video e film d’artista, installazioni, documentazione video e sonora legata ad azioni irripetibili come performance, happening, concerti, spettacoli teatrali e di teatro danza, completate da una selezione di materiale editoriale, proveniente da archivi privati e pubblici. Dalla Milano di Ugo Mulas a quella di Gianni Berengo Gardin e Gabriele Basilico, dalle installazioni di Luciano Fabro e di Luise Nevelson alle sculture di Arnaldo Pomodoro, da Christo alla biro su carta di Alighiero Boetti. Sospesi tra lo sguardo del testimone e il “senno di poi” del curatore, la mostra coinvolge direttamente anche alcuni protagonisti del tempo, come per esempio Nanni Balestrini, Gianni Emilio Simonetti, Sergio Dangelo con Arturo Schwarz e Daniel Spoerri con Gino Di Maggio, chiamati a curare alcune delle sale della mostra sulla base di esperienze che hanno vissuto in quel periodo. (red)

NETWORK DI GIOVANI ARTISTI TRA TORINO E CHICAGO

Il mensile “Italia Arte” e la Galleria Folco di Torino, in collaborazione con la “33Contemporary Gallery” e la Zhou Brothers Art Center Foundation di Chicago, presentano un progetto culturale ed espositivo di scambio artistico tra Torino e Chicago, che ha visto il primo appuntamento nella metropoli statunitense tra novembre e dicembre e che, fino al 2 settembre è ospitato al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. “Network: from Turin to Chicago / Art-Energy-Future” presenta un confronto tra giovani artisti delle Accademie italiane e delle Istituzioni culturali statunitensi, in particolare di Chicago, e maestri ormai affermati, creando un’importante opportunità di dialogo tra le diverse tendenze contemporanee. A completare la mostra collettiva degli artisti statunitensi e italiani, due personali dedicate a Sergio Gomez e Brigitta Rossetti, da sempre impegnati in una ricerca incentrata sulle tematiche naturali e ambientaliste con opere realizzate con materiali di riciclo. La scelta di Torino come sede italiana espositiva del progetto è anche dettata dal ruolo di primo piano della città nel settore dell’arte contemporanea mondiale. Presentate circa sessanta opere. Si segnalano in particolare l’opera “Cheese” di Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso, Michelangelo Merisi, una realistica testa di “Medusa” realizzata in gomma siliconica al platino, peli naturali, resina poliuretanica, vetro; l’olio su tavola di Tanya Gadbaw, che crea forme di luce e colore ispirandosi al cromatismo dei deserti americani; la concettuale fotografia digitale di Terry Adams “Renewal of Spirit”; la serie “Physis” di Sergio Gomez, che unisce carta lavorata e acrilici su tela in collages metafisici; i lavori di Brigitta Rossetti, incentrati su trasparenze di pannelli in plexiglass e tele dai tratti essenziali e informali, come in “Cielo e non altro”. (red)

FOTO DA UN “WEDDING REPORTAGE”

La fotografia di matrimonio è un genere che oscilla tra i rischi di un evento irripetibile e i cliché della liturgia: il bouquet lanciato per aria, il coltello che affonda nella torta, un parente in lacrime. “Scene da matrimonio”, mostra di fotografie dai reportage di Daniele Del Castillo, fino al 2 settembre allo Spazio Oberdan di Milano, non segue quell’approccio iper-patinato che rende tutti gli sposi così belli e così uguali, e nemmeno insegue il più recente trend della post-produzione (oggi colori supersaturi, domani slavati). Percorre invece la strada della narrazione, che è quella di raccontare la storia non di un matrimonio astratto, ma di quel matrimonio specifico; e non solo i momenti canonici, ma anche le attese, le reazioni, le pause, l’imprevedibile che tuttavia accade. In una parola, il contesto. Lo chiamano “wedding reportage” o “fotogiornalismo di matrimonio” e ha il pregio di enfatizzare lo stile da reportage, la velocità di risposta. La mostra prosegue il percorso idealmente cominciato con gli eventi dedicati a Santa Gianna Beretta Molla e a San Luigi Guanella, incentrati sui temi della famiglia e dell’educazione, in occasione della visita a Milano di Papa Benedetto XVI per il Forum Mondiale delle Famiglie. Daniele Del Castillo ha collaborato con il Corriere della Sera dal 2007 al 2009, anno in cui decide di dedicarsi esclusivamente al wedding reportage e ai ritratti. Dal 2010 è membro pluripremiato della prestigiosa ISPWP e fino al 2011 è stato membro dell’associazione americana WPJA ricevendo molti premi e riconoscimenti. Da pochi mesi è membro dell’esclusiva Junebug weddings, associazione americana che raccoglie l’eccellenza della fotografia mondiale di matrimonio. Attualmente lavora in Australia dove vive ed in Italia dove realizza pochi e selezionati matrimoni. (red)

FILIPPO DE PISIS PER L’ESTATE DI RICCIONE

Villa Franceschi, la Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Riccione, propone fino al 2 settembre un prezioso omaggio all’opera di Filippo de Pisis, protagonista indiscusso dell’arte europea del Novecento, un autore colto e sensibile e dal gusto estremamente raffinato, capace di reinventare i generi – natura morta, paesaggio, ritratto di figura – in una scrittura pittorica assolutamente nuova, sospesa fra la cultura figurativa francese e la metafisica italiana. La mostra assume una rilevanza particolare per Riccione, ricorrendo quest’anno il 90.mo anniversario dell’istituzione del Comune che la Galleria di Villa Franceschi intende appunto celebrare indagando fatti, personaggi e situazioni che hanno segnato profondamente la storia dell’arte italiana ed europea del secolo scorso, e che coinvolgono in qualche misura anche l’identità storica e culturale della Perla Verde e del suo territorio. La mostra si compone di 84 opere, comprese tra gli anni della prima produzione (1922-1923) e i primi anni Cinquanta, che chiudono il ciclo creativo del pittore ferrarese. Diverse le sezioni, dislocate tra le due dimore storiche riccionesi, Villa Mussolini e Villa Lodi Fè: dalle vedute delle città più care all’artista: Parigi, Milano, Venezia ma anche Cesenatico, Rimini, Riccione e Cortina; alla nature morte, in particolare quelle legate alla vita di mare, alle composizione floreali, ai ritratti. (red)

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