(14 ago) Prima di tutto la fiscalità e i tributi locali, insieme ai corrispettivi dei servizi pubblici locali e al diverso funzionamento dei mercati del lavoro. Ma poi anche l’efficienza delle catene logistiche, il numero di passaggi lungo le filiere, la diversa penetrazione della grande distribuzione o il diverso stato di salute della domanda nei diversi territori. E’ questo il mix di ingredienti alla base delle tante e diverse “inflazioni” che caratterizzano le regioni italiane e che emerge dall’Osservatorio prezzi e mercati di Unioncamere. Un quadro in evoluzione, quello presentato dall’Osservatorio, che indica come il passaggio dal 2011 al 2012 abbia allargato le differenze tra i vari territori. Con riguardo al 2011, a fronte di una crescita dell’indice generale dei prezzi del 3% in media annua nazionale, la velocità della crescita dei prezzi nelle regioni italiane è oscillata tra il 2,3% del Molise ed il 3,8% della Valle d’Aosta. Ma se si osserva il periodo più recente, nei primi quattro mesi del 2012 la forbice tra le variazioni si è ampliata ulteriormente: data un’inflazione nazionale media del 3,3% per il periodo gennaio-aprile, l’inflazione regionale va da un minimo del 2,6% rilevato in Molise ad un massimo del 5,3% in Basilicata.
