“L’Alzheimer è una malattia che cancella la memoria, l’identità, i ricordi di una vita intera. Per capire cosa vuol dire bisognerebbe entrare nella testa di un malato. Per capire cosa vuol dire assisterlo bisogna passarci insieme giorni, mesi, anni. La sua malattia diventa la tua”. Difficile parlare di una malattia lenta, dolorosa, amara. Difficile anche occuparsi dei malati di Alzheimer: il senso di inadeguatezza, lo smarrimento, la paura, l’ansia. C’è riuscita però Mara Consoli: autrice, regista e sceneggiatrice che con il suo documentario “Vittorio, Capitan Pistone… e tutti gli altri” ci ha accompagnato in quel mondo fatto di dimenticanza e smarrimento. Un mondo tanto lontano quanto reale visto che la malattia colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. “Vittorio, Capitan Pistone… e tutti gli altri” è già stato applaudito a Londra, al London Independent Film festival. E’ stato apprezzato al Biografilm di Bologna così come al Salento International Film Festival. Ora però è pronto per un nuovo viaggio: il documentario di Mara Consoli il 23 settembre sarà, infatti, presentato in Colorado, al BolderLIfe Festival mentre a metà ottobre sarà proiettato a Washington, all’Utopia Film Festival. Oggi, invece, Giornata Mondiale dell’Alzheimer, il film –documentario viene presentato per la prima volta a Milano. Nel video Consoli traccia il profilo di Vittorio, “una persona senza pregi o difetti” ma che “ha qualcosa in comune con Ronald Reagan, Rita Hayworth, Winston Churchill, Charles Bronson, Annie Girardot e altre 20 milioni di persone”. Vittorio, infatti, è stato malato di Alzheimer, e questo documentario è un diario di viaggio: nella testa di un malato, avanti e indietro nel tempo, al di là delle parole, tra denuncia e poesia, fino all’essenza delle cose. “A mio padre avevano già diagnosticato l’Alzheimer quando ho cominciato a riprendere i momenti passati insieme – spiega Mara Consoli sul suo blog – ho deciso che quelle immagini così private diventassero un documentario perché, durante la sua malattia, la cosa più difficile è stata avere informazioni su come aiutarlo. Con l’esperienza e il buon senso, la nostra famiglia ha trovato da sola alcune soluzioni, che ho voluto condividere attraverso il documentario”. “Durante la malattia – ha aggiunto la regista – mio padre ha cominciato a circondarsi di ‘amici immaginari’. Fra tutti il più fidato era Capitan Pistone. Mio padre lo tirava in ballo ogni volta che era in difficoltà o si sentiva ‘in pericolo’. Confesso – aggiunge – che anche noi familiari ci siamo rivolti a Capitan Pistone”. “Il blog – continua Consoli – è una cosa a cui tengo molto: dopo aver condensato nel documentario l’esperienza che ho acquisito, ho creato il blog per uno scambio d’informazioni pratiche tra familiari che si trovano ad affrontare quotidianamente i problemi connessi alla malattia”. Per Aima, Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, la giornata di oggi è come sempre l’occasione per essere a fianco delle famiglie colpite dalla malattia e soprattutto per dare voce ai loro bisogni. E’ Aima, infatti, con il patrocinio del Comune di Milano, che ha promosso il film e la presentazione milanese di “Vittorio, Capitan Pistone … e tutti gli altri”. “Questo film è un messaggio forte e chiaro di denuncia della condizione di abbandono in cui versano le famiglie colpite dalla malattia di Alzheimer – afferma Patrizia Spadin, presidente di Aima – in questo momento di forte crisi economica – continua – raccogliamo alla Linea Verde Alzheimer 800679679 (unica linea nazionale gratuita) migliaia di richieste d’aiuto da parte di familiari che non ce la fanno più. I bisogni soprattutto economici che vengono denunciati mi fanno dire che se i nostri amministratori non si decidono a creare la rete di servizi e competenza necessaria, il milione e mezzo di famiglie colpite in Italia dalle varie forme di demenza, purtroppo non potrà resistere sotto il peso della malattia”. (PO/Gil – 21 set)
