Sono la maggioranza, hanno un tasso di istruzione più elevato, ma sono le prime ad essere “tagliate”. Le donne della pubblica amministrazione sono quelle che, insieme ai giovani, pagano di più i costi della crisi. E’ quanto emerge dal rapporto Eurispes e Uil-Pa, intitolato “Dalla Spending review al ritorno del Principe”. Le donne nel pubblico impiego sono 1.801.654 e rappresentano quasi il 55% del totale dipendenti pubblici. Nei diversi comparti, il valore minimo si riscontra nelle Forze armate (5%). Si confermano “rosa”, quelli dedicati all’istruzione (78,1% di donne) e alla sanità (64,2). In 15 regioni su 20 la percentuale di donne supera la soglia del 50% (nel 2005 erano 11). In 10 regioni il tasso di femminilizzazione è superiore a quello nazionale (nessuna di queste regioni si colloca nel Sud Italia). Secondo quanto emerge dal rapporto, le donne si confermano nuovamente la base di una piramide al cui vertice sono presenti quasi esclusivamente posizioni maschili. Un aspetto che umilia il merito, soprattutto se si tengono in considerazione gli alti livelli d’istruzione delle donne nella Pa. La percentuale di dirigenti è molto inferiore a quella degli uomini: rispettivamente il 37% e il 63%. Il trend è comunque in crescita: nel 2005 la percentuale di donne dirigenti era ferma al 27%. Le donne laureate rappresentano il 47,5%, mentre gli uomini il 23,6%, meno della metà. Anche nel caso delle lauree brevi, sono le donne a registrare le percentuali più alte: il 3,2%, a fronte del 2,6%, rilevato tra gli uomini. “Attenzione perché stiamo giocando con l’asse portante del Paese e delle sue istituzioni – ammonisce Benedetto Attili, segretario generale della Uil-PA – umiliare il merito vuole dire da una parte colpire i giovani e le donne della Pubblica amministrazione, dall’altra danneggiare il servizio offerto ogni giorno ai cittadini”. (PO / Cle – 26 set)
