BOLOGNA RICORDA GIULIO EINAUDI
L’anniversario della nascita di Giulio Einaudi rappresenta l’occasione per ricordare uno dei più importanti editori italiani del Novecento, non semplicemente attraverso la sua biografia, ma attraverso i suoi libri, l’eredità più grande che ci ha lasciato. La mostra “Per Giulio Einaudi 1912-2012”, alla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna fino al 5 gennaio, ripercorre la prima produzione einaudiana, dalla fondazione della casa editrice nel 1933 fino agli anni Settanta, con particolare attenzione alla saggistica economico-politica e d’attualità. La storia di un editore, tuttavia, non è fatta solo dei libri effettivamente pubblicati e giunti nelle mani dei lettori, ma anche di quelli progettati e non portati a compimento: è questo il caso degli Scritti e discorsi di Tito, che avrebbero dovuto essere tradotti da Valdo Magnani nel 1945, ma che non furono mai stampati; una vicenda che riemerge, quindi, solo recuperando preziosi documenti d’archivio. La seconda parte della mostra è dedicata alle forme di comunicazione utilizzate dalla casa editrice: dalla storia del logo dello struzzo all’impiego di caratteri da stampa appositamente commissionati alla ditta bolognese di Francesco Simoncini. I veicoli principali della comunicazione erano tuttavia i cataloghi editoriali, che oltre ad informare il pubblico, costituivano per l’editore l’occasione per riflettere sul proprio operato. All’interno di questo progetto di formazione costante del pubblico dei lettori, non possono essere dimenticate l’ideazione e la costruzione della Biblioteca Civica “Luigi Einaudi” a Dogliani, nel 1963, per lungo tempo esempio di modernità biblioteconomica. Giulio Einaudi seguì personalmente la progettazione e la realizzazione della biblioteca, ritenendo la lettura un servizio pubblico, da incentivare sia vendendo libri sia creando spazi destinati alla loro diffusione e aperti alla comunità.
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IL LEGAME TRA BOLOGNA ED IL JAZZ
In occasione della settima edizione del Bologna Jazz Festival, per il ciclo Jazz at the museum si tiene fino al 6 gennaio a Palazzo Pepoli, la mostra “Faces & Places. Uomini e luoghi del jazz a Bologna”, un’inedita carrellata fotografica arricchita di manifesti originali pe ricomporre quel feeling magico che lega il jazz a Bologna. Il capoluogo emiliano si è imposto fin dal dopoguerra come una delle capitali del jazz europeo. Il punto di partenza è stato senza dubbio il fertile ambiente culturale universitario, ma la diffusione del jazz a Bologna è imputabile soprattutto al lavoro dei tanti e appassionati promotori che negli anni hanno promosso una straordinaria quantità di concerti e rassegne. L’origine stessa di Umbria Jazz è legata a doppia corda con l’esperienza jazzistica bolognese. Tanti sono i celebri musicisti statunitensi ed europei che hanno deciso di trascorrere periodi più o meno lunghi sotto le due torri, altrettanti sono i musicisti che partendo da Bologna hanno mosso i primi passi per costruire le loro prestigiose carriere. Tanti i locali, i circoli, i teatri e le sale civiche che hanno respirato e continuano a respirare a tempo di swing. La mostra è impreziosita dalla proiezione del documentario “My main man. Appunti per un film sul jazz a Bologna” con il quale il regista Germano Maccioni – attraverso l’uso di un ricco materiale di archivio e testimonianze di musicisti e organizzatori – restituisce ai visitatori un’ulteriore occasione di approfondimento.
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I “TAROCCHI” DI CALVINO PER I 160 ANNI DI ALINARI
In occasione del 160.mo anniversario della Fratelli Alinari, la mostra “Omaggio a Italo Calvino”, fino al 6 gennaio al Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze, già esposta a luglio in Francia, a Les Rencontres d’Arles, è dedicata all’opera di uno dei più grandi narratori del Novecento che ha attinto e utilizzato gli archivi Alinari come un inesauribile giacimento di storie e di immaginari. In particolare viene rievocata la raccolta di racconti “Il castello dei destini incrociati” con il suo racconto che si dipana attraverso le carte dei tarocchi per evidenziare l’enorme ricchezza degli archivi Alinari, mostrandone la varietà di temi e generi fotografici che raccontano l’arte, la società e i costumi italiani tra la fine dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento. Nella mostra il gioco di Calvino si protrae nello spazio dell’esposizione. Servendosi di un sistema combinatorio ispirato a quello di Calvino, si procede in parallelo leggendo i racconti dell’autore e selezionando le immagini dagli archivi Alinari. Interpretando la regola di Calvino, il curatore affianca le fotografie Alinari ai tarocchi marsigliesi utilizzandole, come fanno i viaggiatori di Calvino, per raccontare di volta in volta nuove storie, non scritte, attraverso meccanismi combinatori sempre diversi. Tra stampe originali d’epoca e riproduzioni moderne dai negativi originali su lastra di vetro, la mostra si compone di 80 fotografie che omaggiano la varietà e la ricchezza della produzione Alinari ripercorrendo i suoi 160 anni di storia. Allo spettatore viene lasciata la libertà di costruire nuovi legami tra le immagini, le citazioni dai racconti di Calvino e le figure dei tarocchi, perpetuando nello spazio tridimensionale della mostra quel gioco di associazioni che avviene nel libro, tra passato e presente.
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A GENOVA L’OMAGGIO A PINOCCHIO
Pinocchio è non solo il personaggio (e il libro) italiano più conosciuto, ma anche un simbolo, un’icona, in Italia e nel mondo. E’ quasi – come Giuseppe Garibaldi – un logo dell’Italia, dove il giocattolo di legno è dipinto con i tre colori della nostra bandiera: rosso, bianco, verde. Senza dimenticare che l’autore, Carlo Collodi, combatté nelle guerre d’indipendenza. Fino al 13 gennaio al Museo Luzzati di Genova si tiene “Pinocchio. Biennale 2012” che presenta le opere sul burattino eseguite da Emanuele Luzzati, dalle tavole per il libro edito da Nuages (1996), ai bozzetti, alle acqueforti, per concludere con i teatrini, gli elementi scenici dello spettacolo prodotto dal Teatro della Tosse (1995) e alcune rarità provenienti da collezioni private. Ad esse sono affiancate le illustrazioni de Lo zoo di Pinocchio di Filippo Sassòli, nuova e originale rilettura della storia costituita da una galleria di ritratti di personaggi e animali. L’evento, nato da un’idea di Flavio Costantini, presenta per la prima volta le sue 12 tavole sul famoso burattino oltre che opere dell’artista pop americano Jim Dine, alcune tavole di Jacovitti per il libro stampato da La Scuola Editrice (1945), serigrafie di Ugo Nespolo, grafiche originali di Mimmo Paladino, il Pinocchio cattivo di Stefano Grondona, i figurini dello scenografo e costumista Guido Fiorato, tavole originali eseguite da Roland Topor per la strenna natalizia della Fondazione Olivetti (1972) ed alcuni lavori di Andrea Rauch, Roberto Innocenti e Guido Scarabottolo.
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PARIGI RICORDA CARMI, DECANO DELL’ASTRATTISMO ITALIANO
Fino al 12 gennaio alla Galerie Orenda di Parigi la mostra “La divina proporzione” presenta le opere più recenti di Eugenio Carmi, 92enne esponente dell’astrattismo italiano, espressione della sua ultima ricerca sul concetto matematico alchemico teorizzato nel 1497 da Luca Pacioli nel trattato sulla Sezione Aurea “De Divina Proportione”. La geometria ha da sempre popolato l’universo dell’artista genovese: la quadratura del cerchio come parafrasi della comprensione universale, il colore come archetipo e simbolo della costruzione, la ricerca della sezione aurea, perfetta proporzione tra il cognito e l’incognito, la pittura come matematica pura, il susseguirsi del cerchio con onde concentriche a formare la spirale sovrapposta generata dalla sezione aurea. Pubblicato un catalogo in lingua francese, italiana e inglese con testi di Stefano Cortina e dello stesso Carmi.
(Red)
