Dirette televisive fiume per raccontare gli ultimi attimi della Terra o feste al Billionaire per aspettare la fine nel modo più spensierato possibile. I grandi protagonisti del rock italiano e internazionale spesso e volentieri si vedono cucita addosso l’etichetta di “profeti”: normale, dunque, che alcuni di loro abbiano provato a immaginare cosa accadrà negli ultimi attimi di vita del pianeta. Gli ultimi a dire la loro sul tema sono Elio e le storie tese con il nuovo singolo “Sta arrivando la fine del mondo”. Con la consueta ironia, gli “Elii” pensano a una giornata tra feste al Billionaire, cene a Portofino e fiumi di champagne, chiedendo – a quel punto – alla fine del mondo di arrivare davvero, altrimenti sono dolori con i conti da pagare. La band ci tiene però a sottolineare una cosa: se la Terra dovesse arrivare al 22 dicembre, andiamoci piano a parlare di profezia sbagliata. Potrebbe infatti trattarsi di uno scherzo a scoppio tremendamente ritardato partorito dal proverbiale humour Maya. Parlando di fine del mondo in musica, però, il primo titolo che viene in mente è senza dubbio “It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)” dei Rem.
Michael Stipe e compagni, nel 1987, raccontano un mondo schiavo dell’individualismo in cui ognuno pensa esclusivamente al proprio tornaconto. “Salvati, bada a te stesso. Il mondo bada ai propri bisogni, tu ascolta il tuo cuore”, canta Stipe che di fronte alla fine dell’umanità individualista non può che lasciarsi andare a un liberatorio “It’s the end of the world (…) and I feel fine”, “è la fine del mondo e io mi sento bene”. Il tema della band americana viene ripreso anni dopo da Ligabue, che realizza la cover italiana “A che ora è la fine del mondo?”. Il rocker di Correggio, nel 1994, punta il dito contro la televisione e il suo potere di “rapire” le menti di chi passa troppe ore davanti al piccolo schermo. “Fine del mondo in mondovisione, diretta da San Pietro per l’occasione”, canta il Liga ipotizzando anche che le “liste del giudizio universale saranno trasmesse dai telegiornali”. Fino al ritornello “A che ora è la fine del mondo? Che rete è?”.
Gli ultimi attimi del pianeta sono cantanti anche da Marylin Manson che racconta il suo “The last day on Earth” come la storia di un amore forte e tormentato.
“Ieri era un milione di anni fa (…) Ora ho trovato te, ma è troppo tardi. E questa terra sembra diretta verso l’oblio”. “So che è l’ultimo giorno sulla terra, saremo insieme mentre il pianeta muore. So che è l’ultimo giorno sulla terra, non ci diremo mai addio”. Immagina apocalittica o metafora forte: comunque efficace. A proposito di immagini apocalittiche, una fra le più nitide l’hanno regalata i Metallica che in “The four horsemen” immaginano l’arrivo dei cavalieri dell’Apocalisse.
“I cavalieri si stanno avvicinando, cavalcano i cavalli di cuoio. Sono venuti a prendere la tua vita nel cuore della notte”, è l’immagine gotica evocata da James Hetfield. “Il quartetto della liberazione cavalca: chi pecca una volta peccherà ancora, non è necessario confessarsi adesso”, ammoniscono i Metallica. Giudizio universale e tinte molto fosche anche in “The man comes around” di Johnny Cash. “L’ho sentito come fosse il rumore di un tuono. Una delle quattro bestie dice ‘vieni e vedi’ e io ho visto”. E quello che vede e sente l’icona del country non è certo un bello spettacolo: “Sento le trombe, sento i flauti. Un milione di angeli cantano. Moltitudini stanno marciando al suono del tamburo. Voci chiamano, voci piangono. Alcuno sono nati e altri stanno morendo”. L’epilogo è da brividi: “E ho sentito una voce nel mezzo delle quattro bestie e ho guardato e osservato. Un cavallo pallido e il nome di chi lo cavalcava era Morte”.
Di tutt’altro tono – non ce ne vogliano i miti del rock chiamati in causa – è la fine del mondo raccontata da Gigi Sabani. Già, anche il celebre imitatore, nel corso della sua carriera, qualche incursione nel mondo della musica se l’è concessa. Una in particolare, lo vide protagonista a Sanremo nel 1989: il brano era, appunto, “La fine del mondo”. La canzone racconta il panico sulla Terra alla notizia dell’arrivo di Gesù. C’è chi scappa con ogni mezzo verso il Vaticano, c’è chi cerca disperatamente un prete per farsi “raccomandare” e chi fa domande sul senso del peccato. Finalmente arriva Gesù su un aereo privato, ovviamente in mondovisione e nel caos totale Sabani non può fare a meno di notare: “Me lo aspettavo un po’ più biondo”.
(Gco – 19 dic)
