(22 gen) Sta per essere varata dal governo la riforma dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente che 6 milioni e 300 mila famiglie, cioè circa 18 milioni di italiani, utilizzano per accedere a sussidi o sconti sulle prestazioni sociali: assegni familiari, asili nido, mense scolastiche, borse di studio, tasse universitarie, assistenza domiciliare, ticket sanitari, imposte comunali, trasporto pubblico e così via. Il 45% di chi utilizza l’Isee per accedere ai sussidi si concentra in Sicilia, Campania e Puglia, ma la platea è in costante aumento in tutta Italia. Posto che 6 milioni e mezzo di contribuenti dichiarano un reddito annuale che oscilla da zero a 5 mila euro, si tratta di verificare come questo reddito sia compatibile con il possesso di auto di lusso, moto di grossa cilindrata, yacht e imbarcazioni da diporto. La riforma si propone anche di accendere un faro sulle proprietà immobiliari e sui conti in banca, per i quali sono previsti controlli a campione, affidati alla Guardia di Finanza. Sarà più difficile anche diversificare le residenze anagrafiche all’interno della stessa famiglia, creando finti nullatenenti. La riforma non sarà una caccia al povero, ma una sfida ai finti poveri per finanziare il welfare a vantaggio di quelli veri, che con la crisi stanno aumentando.