(29 gen) La Copeam (Conferenza permanente degli operatori dell’audiovisivo del Mediterraneo) ha preso parte – a Beirut – a una tre giorni di incontri dedicati allo sviluppo di co-produzioni e produzioni cross-mediali nel Sud del Mediterraneo. L’iniziativa è stata organizzata dall’Alba, Accademia delle belle arti di Beirut, dall’Esav, scuola di cinema e audiovisivo marocchina – entrambe associate alla Copeam – e dall’Isamm, istituto tunisino di arti multimediali, nell’ambito di un progetto di supporto all’industria audiovisiva del Sud cofinanziato dall’Unione europea. Studenti e giovani talenti del settore si sono confrontati con produttori, festival, fondi e programmi di sostegno alla produzioni, associazioni di radiotelevisioni, come la Copeam, per discutere delle opportunità di finanziamento, sviluppo e promozione dei loro progetti. La prospettiva è quella di sviluppare la dimensione regionale della produzione audiovisiva nel Mediterraneo e di lanciare nuovi progetti e collaborazioni sud-sud, anche fra paesi del nord Africa e del Golfo; e inoltre, dare spazio alle giovani generazioni che hanno ritrovato, sulla scia delle primavere arabe, un nuovo slancio creativo in questo settore. La Copeam, associazione la cui sede è presso la Rai di Roma, ha confermato il proprio impegno a sviluppare progetti di sostegno alla produzione audiovisiva del sud del Mediterraneo, con l’obiettivo di avvicinare i piccoli produttori e i giovani registi alle grandi televisioni pubbliche. “Il perdurare della crisi economica e il momento di transizione che i paesi del Mediterraneo – del Nord come del Sud – stanno attraversando costituiscono una nuova cornice che, anziché indurci all’inerzia e alla chiusura, deve al contrario costituire un’occasione per agire con logiche diverse dal passato e per identificare soluzioni condivise e innovative” ha spiegato Pier Luigi Malesani, segretario generale Copeam, che in occasione del lancio della prossima conferenza annuale della Copeam – che quest’anno si svolgerà a Cagliari, dal 21 al 24 marzo – ha sottolineato: “In questo quadro i media, in particolare quelli di servizio pubblico, devono agire in prima linea rispondendo con forza alle sfide cui sono chiamati: raccontare e interpretare questa realtà complessa fornendo al pubblico gli strumenti per comprendere ed agire; ripartire dal basso e sintonizzarsi con le istanze promosse dai cittadini; valorizzare e farsi essi stessi promotori di iniziative d’innovazione; credere e investire nella cultura come volano di competitività e di crescita”. Secondo Malesani “i mezzi di comunicazione devono rafforzare la propria funzione di supporto alla diffusione e alla promozione di valori fondamentali, siano essi quelli della tutela ambientale, dei diritti umani, dell’uguaglianza di genere o dell’accesso alla cultura”. (Gil)