“Perché ho deciso di candidarmi? Per tre ragioni: la prima è il forte desiderio di ridare dignità alla politica come ‘arte’ di coltivare il bene comune. Veniamo da un lungo periodo di egoismo economico e culturale. Per troppo tempo ci è stato spiegato che la politica era qualcosa di succedaneo all’economia e che ciò che era più importante era l’interesse individuale. Penso che, invece, si debba lavorare ad una politica onesta che abbia come solo fine quello di perseguire il bene comune. La seconda ragione consiste nel mio amore per quell’Italia oltre l’Italia che ho conosciuto e continuo a conoscere nella mia vita di residente in Lussemburgo, cuore d’Europa. Desidero dare voce a questa Italia che deve ritrovare il suo slancio vitale e alla quale spetta, di nuovo, un ruolo sempre più rilevante in Europa e nel mondo. E poi credo nel progetto del Pd e nell’idea di Paese che il mio Partito ha saputo mettere in campo. Un Paese più giusto, più solidale, attento a chi ha meno e anche capace di creare opportunità per tutti”. A parlare è Roberto Serra, candidato per la prima volta alla Camera dei Deputati per la Circoscrizione Estero – Europa con il Pd. Serra, infatti, è convinto che è il Partito democratico “è il Partito degli Italiani all’Estero” e che “rappresenta l’unica vera opportunità che il nostro Paese ha per ritrovare se stesso e crescere”. Roberto Serra è nato a Rovato, in provincia di Brescia, nel 1963. Vive in Lussemburgo dal 2001. Si è laureato in Pedagogia, a Verona, nel 1991. Oggi racconta così come si è avvicinato alla politica e al Pd : “Tra la fine degli anni Ottanta e inizi degli anni Novanta ho iniziato a fare politica nella sezione PCI del mio paese d’origine, Rovato. Era un impegno da indipendente, senza la tessera del partito. Nel 1991, invece, ho preso la tessera del PDS: le ragioni culturali e politiche della sua fondazione si appellavano direttamente ai miei principi. Da allora ho sempre condiviso, spesso anche in maniera critica, tutte le evoluzioni politiche che hanno portato il PDS a divenire DS e infine PD. Sono stato membro dell’Assemblea Costituente Nazionale del PD dal 2007 al 2009 e ho convintamente contribuito a fondare il ‘Circolo Pd Lussemburgo’ presiedendo l’assemblea pubblica del 30 novembre 2008”. Serra conosce bene i lavori dei parlamentari eletti all’estero negli ultimi anni e, in particolare, a proposito delle attività svolte dai rappresentanti del Pd sottolinea: “L’intero gruppo del Pd ha fatto un eccellente lavoro per i nostri connazionali residenti all’Estero e, in particolare, in Europa. Il loro contributo è stato fondamentale per creare una vera consapevolezza circa i bisogni e le istanze degli italiani residenti in Europa. L’unico appunto che mi sentirei di fare è che avrebbero dovuto lavorare in maniera più sinergica”. La messa in atto di una politica di giustizia fiscale per gli italiani residenti all’estero: iniziative concrete affinché il nostro Paese “importi” le eccellenze culturali, imprenditoriali, artistiche, professionali realizzate dagli italiani residenti all’estero; rinforzare i legami tra l’Italia e gli altri Paesi europei, attraverso un lavoro prezioso e intelligente di contatti, scambi culturali o politici, sia in ambito istituzionale che informale; creare più efficaci e continuative opportunità di contatto tra le imprese straniere e i nostri connazionali, integrando il lavoro svolto dagli Istituti per il Commercio Estero. Queste, secondo Serra, alcune delle priorità per la comunità italiana in Lussemburgo e non solo. L’esponente del Pd ha le idee chiare anche su iniziative e progetti da realizzare in caso di vittoria elettorale: “Vorrei lavorare al reperimento delle risorse necessarie a ri-finanziare l’insegnamento e la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. L’ultimo governo Berlusconi – spiega Serra – ha drammaticamente tagliato queste risorse. Ma non sostenere la lingua italiana nel mondo è come uccidere l’anima di un intero Paese oltre che causare un indiscutibile danno economico. Inoltre, – conclude – la lingua italiana è una lingua amata e richiesta. Più stranieri impareranno la nostra lingua, più vi sarà ‘Italia fuori dall’Italia’ e più avremo persone straniere che, potendo parlare la nostra lingua, potranno riversare nel nostro Paese nuove culture, competenze, esperienze”. (Gil- 7 feb)
