New York – Si è appena concluso l’incontro tenutosi presso la Peterson Hall a New York organizzato da Italian Business & Investment Initiative per promuovere le fiducia di investitori americani sul nostro sistema Paese. Tra i molti presenti del mondo economico e istituzionale anche l’Ambasciatore Usa in Italia David H. Thorne che in modo estremamente pragmatico ha illustrato alla platea le preoccupazioni del mondo degli affari statunitense sul nostro Paese. In sostanza la comunità americana apprezza e riconosce il lavoro fatto in Italia nell’ultimo anno e nutre speranza che il lavoro compiuto prosegua: “Le riforme hanno bisogno di tempo – ha testualmente affermato il diplomatico – e noi auspichiamo che dalle prossime elezioni emerga una maggioranza stabile che sia in grado di portarle avanti”. Da sottolineare un paio di richiami fatti dall’Ambasciatore in apertura e chiusura dei lavori sull’interesse per la digital agenda in Italia, richiamandone l’importanza per accrescere la produttività del sistema economico ma anche per la speranza di sburocratizzazione dello stesso, e per l’importanza che l’innovazione del settore riveste in America, il cui peso è rilevante nell’economia nazionale. La sezione è iniziata con le parole di introduzione di Gideon Rose, capo redattore di Foreign Affairs, che ha voluto sottolineare l’importanza delle relazioni e il ruolo di promozione avuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo recente incontro con il presidente Obama, ma che non ha mancato di elencare le sfide che l’Italia deve affrontare per non soccombere nell’economia globale: crescita, fiducia, riforme, incertezza politica in un ottica macro economica; legalità, sistema giudiziario, diritto commerciale in ottica istituzionale. Le “richieste” sono state accompagnate da recenti dati che collocano molto male il Paese, per esempio nella graduatoria di Transparency International. Anche Rose ha sottolineato l’interesse per l’Agenda digitale, spronando gli scettici che in Italia sollevano problemi di gestione e rispetto della Privacy a considerare i benefici anche ambientali di una robusta inversione di rotta sulla digitalizzazione del territorio italiano, promettendo sostegno a chi vorrà proseguire nel progetto appena abbozzato dall’attuale governo. È stato poi il turno dei presidenti e amministratori delegati di alcune grandi imprese italiane, che hanno spiegato la solidità delle nostre aziende. A Paolo Scaroni (nella foto), ad di Eni, forse il ruolo più facile. È stato ricordato che Eni è la 27ma impresa al mondo, che è la prima in Africa, presente in 22 Paesi del continente, che in Italia oltre al core business cura e cresce nel settore elettrico. Fino alla dichiarazione finale del suo primo intervento: Eni fa profitti molto soddisfacenti all’estero e molto meno in Italia. Questo in qualche modo ha dato il la per cercare di far capire cosa non funziona nel nostro Paese. (9colonne)