Aveva già avvisato tutti, Papa Benedetto XVI, appena venerdì scorso: “Non c’è motivo di lasciarsi impressionare à perché la Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro”. Parole che, rilette oggi alla luci dell’ annuncio delle sue clamorose dimissioni, potrebbero suonare perfino anticipatorie. Eppure, tra i seminaristi del Seminario Romano Maggiore che appena venerdì sera lo avevano incontrato, l’ incredulità questa mattina regnava sovrana. “Siamo rimasti un po’ a bocca aperta” spiegano Don Paolo, il diacono Don Pino e Don Renato, intercettati da 9Colonne direttamente in Seminario, dietro la Basilica di San Giovanni. Come ogni anno, l’ ormai futuro ex Pontefice in occasione della Festa della Madonna della Fiducia aveva tenuto una lectio divina sul testo della Prima Lettera di San Pietro Apostolo, per i Seminaristi del Seminario Romano Maggiore, del Seminario Romano Minore, dell’ Almo Collegio Capranica, del Collegio diocesano “Redemptoris Mater” e del Seminario della Madonna del Divino Amore. “E’ vero che il Papa ha fatto molti riferimenti alla necessità di dare spazio alle nuove forze – ricorda don Paolo – ma la lettera di Pietro che ha letto parlava proprio di una Chiesa ancora giovane, che iniziava ad andare dialogando. Non ci aspettavamo questo”. “Grande gioia per i tanti giovani che camminano verso il sacerdozio” aveva espresso Joseph Ratzinger venerdì sera, mentre “io non ho più le forze” ha spiegato oggi motivando la sua decisione di lasciare il soglio pontificio a fine mese. Eppure nessun particolare cenno di sofferenza, né di stanchezza, è stato avvertito dai seminaristi che lo hanno incontrato per la lectio e che si sono poi intrattenuti con lui a cena, prima che il Papa facesse ritorno in Vaticano a bordo di un elicottero. “Qualcuno lo ha anche cronometrato – spiega don Pino – Ha tenuto un discorso a braccio di 27 minuti, quindi nei tempi medi, ed era una lectio molto ben preparata”. Nessuna difficoltà particolare, dunque, rispetto agli incontri degli anni passati. “E’ davvero una sorpresa. E’ chiaro che uno non si aspetta da un signore di 87 anni il massimo delle forze, ma è stato davvero un bel discorso”. Aggiunge don Renato: “Al contrario, quello che ho notato è che la cena è durata anche un po’ di più del solito, lui era molto tranquillo, rilassato, si è anche alzato in piedi per salutare. Mi sembrava molto a suo agio, come sempre perché qui si sente a casa. E’ stato anche spiritoso”. Adesso si apre una fase di transizione delicata, anche se i tempi, secondo le previsioni dei seminaristi, dovrebbero essere piuttosto rapidi. “Ripeto, siamo rimasti un po’ a bocca aperta – spiega don Paolo – poi la Chiesa la guida lo Spirito Santo, quindi rimaniamo sereni. Adesso non so come andrà a finire, il 4-5 marzo avremmo avuto l’ udienza papale, a questo punto non so. Ma credo che per convocare il conclave non ci vorrà più di una settimana, e che per la fine di marzo (il 31 è Pasqua, ndr) potremmo avere il nuovo Papa”. Impossibile, anche in ambiente ecclesiastico, non pensare ad Habemus Papam, il film in cui Nanni Moretti preconizzava le dimissioni del Pontefice interpretato da Michel Piccoli, e che ovviamente era stato accolto con molta cautela dalla Chiesa. “Abbiamo sempre creduto che fosse un film non offensivo: la critica c’ era, la presa in giro anche come quando fa giocare i seminaristi africani a pallavolo, ma c’ era anche molta umanità – spiegano i seminaristi – In ogni caso si tratta di due situazioni molto diverse. Il Papa del film lasciava per mancanza di motivazioni, il nostro solo per motivi di salute”. (11 feb – Sis)