“All’estero non vediamo l’ora di tornare al voto”. Lo afferma in Transatlantico Guglielmo Picchi, deputato Pdl eletto all’estero nella ripartizione Europa. Diverso il discorso per quanto riguarda il voto in Italia: “Credo che se non si mette da parte la campagna elettorale e non ci si concentra sul bene del Paese, con un patto tra Pdl e Pd di dieci punti da realizzare in due-tre anni, sia inderogabile tornare subito al voto. Se, come sembra, il Pd deciderà di non accordarsi con il Pdl, è destinato a pagare lo scotto alle prossime elezioni dando un’ulteriore spinta all’antipolitica e alla paralisi”. Se invece la legislatura riuscirà a decollare, Picchi, confermato alla Camera con 20650 preferenze, si augura, sui temi che interessano gli italiani nel mondo, di trovare man forte negli altri under 40 eletti all’estero nella XVII legislatura, a partire dai giovani sudamericani Renata Bueno (Usei) e Mario Borghese (Maie): “Non li ho ancora incontrati ma con questo rinnovamento mi auguro si possa ragionare insieme su come finanziare il mondo degli italiani all’estero, per esempio con un comitato bicamerale che si occupi dei corsi di lingua italiana”.
“Il meccanismo di voto all’estero, anche in relazione al tempo ridotto che si è avuto per aggiornare il database degli italiani residenti all’estero, è andato meno peggio di come lo vogliono descrivere” aggiunge il deputato del Pdl. Per migliorare il meccanismo del voto, spiega, basterebbe qualche piccolo accorgimento: “Prima di tutto evitare che le operazioni di scrutinio si tengano in un solo luogo. Il caos che si è creato a Castelnuovo di Porto si sarebbe potuto evitare dividendo lo scrutinio in tre sedi diverse: Milano, Roma e Napoli per esempio. Una cosa è formare tremila scrutatori, una cosa è formarne novemila. In secondo luogo – prosegue Picchi – una cosa che ripeto da tempo: per evitare i brogli le schede elettorali non vanno stampate all’estero ma mandate direttamente dall’Italia. Terzo punto, va sanzionata l’attività dei patronati che fanno propaganda elettorale”. Quanto agli studenti Ersamus, Picchi sottolinea: “Farli votare è una cosa tecnicamente molto semplice. I loro dati, e gli indirizzi a cui inviare le schede, si possono raccogliere direttamente dalle università. Se, come credo, torneremo a votare a breve farò di tutto per inserire questi punti nel decreto elettorale”.
(12 mar – Caf)