A NAPOLI “ERANO TUTTI MIEI FIGLI” DI ARTHUR MILLER
Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini tornano al Teatro Mercadante di Napoli, dal 17 al 28 aprile, come protagonista di “Erano tutti miei figli” diretto da Giuseppe Dipasquale. Tradotto da Masolino D’Amico, “Erano tutti miei figli” è il primo successo del drammaturgo Arthur Miller che, insieme a Tennessee Williams, è tra i più importanti autori americani del secondo dopoguerra. Scritto nel 1947, ritorna nel testo l’idea fondamentale che percorre tutti i drammi di Miller, con i suoi personaggi inquieti che soffrono dei valori eccessivamente meschini e materialistici del loro ambiente, da cui prendono le distanze ritrovando il senso della loro vita in una più elevata comprensione di se stessi e del loro ruolo nella società. Il dramma è incentrato sulla figura di un ricco uomo d’affari, che durante la seconda guerra mondiale, terminata da poco tempo, non aveva esitato a privilegiare il profitto della sua ditta di motori di aeroplani rispetto alla sicurezza degli stessi. La vicenda ne aveva provocato l’arresto con l’accusa di aver fornito materiale difettato che aveva causato la morte di 21 giovani piloti; ma il costruttore era riuscito a scaricare l’intera responsabilità sul suo socio, facendosi assolvere e ricostruendosi una brillante carriera di capo d’azienda. La sua famiglia vive da tre anni con un altro dramma alle spalle, la scomparsa di un figlio disperso durante la guerra, il cui corpo non fu mai ritrovato. L’arrivo della fidanzata del disperso, figlia del socio finito in galera e amata dal fratello che desidera sposarla, innescherà un lenta rivelazione della realtà, durante la quale verranno a galla i misteri nascosti. (Red)
A TORINO LA VITA DI ALAN TURING IN UN MONOLOGO
Dal 16 al 21 aprile sarà in scena alla Cavallerizza Reale, Manica Corta di Torino lo spettacolo “Alan Turing e la mela avvelenata” di Massimo Vincenzi, con l’interpretazione di Gianni De Feo e la regia di Carlo Emilio Lerici, voce fuori campo di Stefano Molinari. Massimo Vincenzi, giornalista di Repubblica, offre al pubblico un monologo che racconta la vita di Alan Touring, uno dei personaggi più geniali del ventesimo secolo, considerato il padre dell’intelligenza artificiale, che studiò e mise a punto le prime macchine antesignane dei moderni computer. Turing era un uomo eccentrico ed estremamente eclettico negli interessi: grande sportivo, andava in bicicletta con la maschera antigas nei periodi di impollinazione, giocava a tennis con indosso solo un impermeabile, indossava la giacca del pigiama al posto della camicia. A venticinque anni fu letteralmente stregato dalla visione del cartone animato di Walt Disney “Biancaneve”, un’ossessione che avrà un posto di rilievo nella modalità del suicidio diversi anni dopo. Allo scienziato, decorato con l’Ordine dell’Impero Britannico e membro della Royal Society, non fu risparmiata nessuna umiliazione: venne processato per il reato di omosessualità e condannato alla castrazione chimica che lo rese impotente e gli provocò lo sviluppo del seno. Umiliato, stravolto nel fisico e nell’anima, Turing compì l’unico atto possibile di riaffermazione della propria dignità e libertà: si diede la morte mangiando una mela da lui stesso avvelenata col cianuro di potassio. (Fla)
ARRIVA A ROMA IL “VARIETA’ DELLE MERAVIGLIE NIGHT SHOW”
Dal 16 al 28 aprile il Teatro Vittoria a Roma ospita il “Varietà delle Meraviglie Night Show”, uno spettacolo con un cast di artisti straordinari che con numeri unici al mondo conducono gli spettatori in un viaggio fantastico alla scoperta dell’emozione più pura: la meraviglia. Un varietà contemporaneo pensato per un vasto pubblico in cui sette artisti, come le sette meraviglie del mondo, esprimono al meglio la loro arte spinti da un solo desiderio: realizzare quello che solo la fantasia può immaginare. Nello spettacolo Alberto Giorgi e Laura, illusionisti dallo stile inconfondibile, rappresentano il fascino del mistero e dell’illusione; Andrea Farnetani, comedy juggler, trasforma qualsiasi oggetto in un’occasione di divertimento e poesia; Laura Kibel, con il suo “Teatro dei Piedi”, incarna la quintessenza surreale del linguaggio corporeo; Marco Zoppi, bubble artist, trasporta il pubblico nella dimensione magica e incantata delle bolle di sapone; Marika Riggio, danzatrice aerea, unisce nelle sue sorprendenti coreografie, tecnica, rischio e bellezza; Novas, giovane talento della magia, combina la manipolazione da scena con la passionalità e l’eleganza del tango argentino; Tino Fimiani, illusionista illuso e ingenuo ventriloquo, stupisce e trascina con la sua comicità eccentrica e stralunata. (Fla)
IN SCENA A TORINO “SOLITUDINE” DI FENOGLIO
L’atto unico “Solitudine” venne pubblicato sulla “Gazzetta del Popolo” di Torino il 10 febbraio del 1963, otto giorni prima della morte di Beppe Fenoglio. Il dramma narra la vicenda di Sceriffo, un partigiano che, incapace di sopportare la solitudine dello sbandamento, decide di andare a fare visita ad una donna, nella cui casa troverà la morte. Dal 16 al 21 aprile il Teatro Gobetti di Torino ripropone la pièce secondo l’adattamento di Filippo Taricco e Beppe Rosso, che è anche il protagonista ed il regista della rappresentazione. Lo spettacolo porta alla luce e intreccia quelle scene e quei frammenti del teatro “partigiano” che permettono di intravedere lo scheletro d’insieme di quest’ultimo lavoro incompiuto. Fenoglio propone una nuova prospettiva: ciò che nei testi precedenti veniva letto come valore assoluto, come scelta senza compromessi, qui viene messo in discussione davanti al pubblico. Sullo spazio il “partigiano” cessa di essere un eroe epico: la sua condizione diventa problematica, il disagio si fa concreto ed esistenziale. Un dramma che a tratti mostra la perdita delle coordinate morali e le ambiguità dei comportamenti. Pur nella tensione verso la “giusta causa” la scena si popola di personaggi mitici, tragici, sarcastici, irrisolti nelle loro contraddizioni, inconciliabili con il mondo ma tremendamente umani. C’è la solitudine di Perez, il comandante partigiano, che conosce il suo dovere di militare, e sa di risultare odioso alla popolazione. C’è quella quasi animale di Sceriffo, che non resiste nascosto, e ha bisogno di sentir la voce di una donna. C’è la solitudine di Nick, più metafisica, simile a quella di Johnny. Ma c’è anche la solitudine del mugnaio, che non riesce a far sorridere la moglie, né ad imporre il buon senso ai giovani partigiani. (Fla)
“CUORI DI DONNA”: UN VIAGGIO NELL’UNIVERSO FEMMINILE
Il bar di una stazione, il tema del viaggio: donne che arrivano e che vanno, ognuna con la propria storia. Si fermano e raccontano un po’ di se stesse. Questa è l’idea di “Cuori di Donna”, lo spettacolo ideato da Janet De Nardis e Gloria Bellicchi, che debutterà il 15 aprile alla Cappa Mazzoniana, nel cuore della Stazione Termini di Roma. “Lo spettacolo sarà flessibile – spiega la De Nardis – il 15 si alterneranno otto attrici con i loro monologhi, ma in realtà le donne che hanno aderito al progetto sono molte di più e questo permette di creare uno spettacolo intercambiabile, dove ogni sera saranno in scena monologhi diversi. Le tematiche – spiega – sono varie: abbiamo tentato di raccontare anche storie tragiche ma sempre in modo leggero, con l’idea che il problema possa essere risolto, dando quindi l’opportunità di un futuro migliore”. L’attrice Irene Ferr – una delle protagoniste assieme a Michela Andreozzi, Tosca D’Aquino, la stessa Janet De Nardis, Francesca Ceci, Iaia Forte, Chiara Tomarelli, Lidia Vitale, Manuela Morabito, Valentina Pace, Tania Zamparo e tante altre – conferma: “Se una donna vuole fare la mamma e l’attrice nessuno le viene incontro, ad esempio non ci sono asili sui set. La cosa meravigliosa di questo spettacolo è che noi attrici, che abbiamo altri impegni, ci possiamo dedicare a questo nel tempo libero, farlo per passione: ha una valenza positiva ed innovativa”. “Ho scelto un tema sentito e semplice – spiega una delle autrici, Anna Mittone – quello della conciliazione tra lavoro è famiglia, che ancora oggi è accompagnato da un pregiudizio duro a morire: purtroppo le donne che lavorano non hanno il tempo per fare tutto, bisogna per forza rinunciare a qualcosa”. La rappresentazione “Cuori di donna” è promossa dall’associazione “Sursum Corda” ed è nata da un’idea di Janet De Nardis e Gloria Bellicchi, per promuovere il ruolo della donna nella cultura e nella società. E’ affiancata dalla “Fondazione Risorsa Donna” che, come spiega la presidentessa Paola Barbieri: “Nasce nel 2001 con la volontà di favorire le donne come motore della società, e in particolare è rivolta a coloro per vari motivi sono escluse dai processi di sviluppo”. (Fla)