(30 apr) Dalla metà degli anni novanta le Amministrazioni locali hanno fatto ampio ricorso a strumenti finanziari derivati (generalmente swap su tassi di interesse). Da giugno del 2008, quando è stato introdotto per le Amministrazioni locali il divieto di stipulare nuovi contratti di questo tipo, la dimensione del fenomeno si è fortemente ridotta: con riferimento ai contratti derivati sottoscritti con i soli intermediari residenti in Italia, a dicembre del 2012 il valore nozionale era sceso a 10,4 miliardi di euro e il numero degli enti coinvolti a circa 180. Tenendo conto anche dei contratti stipulati con intermediari non residenti, si stima che a tale data il valore nozionale complessivo fosse pari a circa 21 miliardi e gli enti interessati fossero 284 (di cui 220 Comuni, 33 Province e 19 Regioni). E’ uno dei dati contenuti nel Rapporto sulla stabilità finanziaria realizzato dalla Banca d’Italia.