Per oltre i tre quarti degli italiani il piano per l’occupazione giovanile preannunciato in questi giorni dal Governo Letta, tramite agevolazioni fiscali alle imprese per i neo-assunti, rappresenta una assoluta priorità per il Paese. È uno dei dati che emerge dall’indagine condotta per Otto e Mezzo (La7) dall’Istituto di ricerche Demopolis. Da qualche mese, in tempi di crescente insicurezza economica, le famiglie temono di perdere, per i propri figli, il benessere conquistato negli anni con estrema fatica. Per la prima volta dal dopoguerra, l’ascensore sociale sembra infatti fuori uso: quasi 7 cittadini su 10 immaginano che i giovani occuperanno nel nostro Paese, in prospettiva, una posizione sociale ed economica decisamente peggiore rispetto a quella dell’attuale generazione dei loro genitori. In questo scenario, al primo posto fra le cose importanti della vita, i giovani pongono oggi il lavoro che, come emerge anche dal trend dell’Osservatorio Demopolis 2007-2013, cresce dal 75% al 90%, superando per la prima volta il primato della variabile “famiglia” fra le priorità delle nuove generazioni. Nell’Italia che stenta a crescere, la precarietà si rivela sempre più connotato generazionale. Fra gli aspetti del precariato che mettono maggiormente in difficoltà le nuove generazioni, l’81% dei giovani intervistati indica al primo posto l’incertezza sull’avvenire; circa 7 su dieci segnalano la temporaneità del lavoro e la mancanza di un reddito adeguato e continuativo. Il 66% rammenta che “precarietà” è anche la continua ricerca di un nuovo lavoro, quando lo si perde, o di un’occupazione migliore, quando l’occupazione è problematica o insoddisfacente. Il 69% di chi ha meno di 30 anni ammette di aver lavorato anche gratis; un’esperienza in cui non è incorso appena il 31%. Sono alcune della ragioni che portano il 65% degli under 30 a vivere ancora con la famiglia d’origine. Il 18% condivide la casa con il partner, un decimo con colleghi o amici. Appena il 7% afferma di vivere da solo: numeri – ricorda l’Istituto Demopolis – ben lontani dalle media europee. La famiglia mantiene così –ancor più che in passato – un ruolo di sostegno e di ammortizzatore sociale: unico presidio, secondo il 54% dei giovani intervistati, a tutelare le nuove generazioni. Appena il 5% cita partiti o sindacati. Oltre un terzo non si sente oggi in Italia tutelato da nessuno. È la conferma di una chiara compromissione della fiducia dei giovani nelle Istituzioni politiche. In questo scenario, i giovani intervistati ritengono, a larga maggioranza, che non sarà lo studio a determinare il loro futuro. Il 75% è convinto che nel nostro Paese, per entrare nel mondo del lavoro, serva soprattutto la rete di relazioni, “conoscere persone che contano”. Ben più della preparazione e delle competenze professionali indicate da appena il 47%. In questo contesto, stabilità e sicurezza divengono gli aspetti più importante del lavoro. Non stupisce dunque che il pubblico impiego torni ad rappresentare un obiettivo sognato dal 40%, la maggioranza relativa dei giovani, con un dato che cresce al crescere dell’età. L’indagine dell’Istituto di ricerche diretto da Pietro Vento registra una pericolosa perdita di appeal, anche nel Centro Nord, del lavoro in proprio, indicato da appena un quarto del campione. In che condizione si immaginano i giovani fra cinque anni? Più di 4 su 10 rispondono “con un lavoro non stabile”; il 34% ipotizza di essere ancora alla ricerca di un lavoro. Ma un dato sintetizza, più di ogni altro, il senso di incertezza profonda: appena il 25%, tra i giovani intervistati dall’Istituto Demopolis, si immagina tra 5 anni con un lavoro stabile e retribuito. (pap – 22 mag)