(31 mag) In un anno (l’ultimo dato disponibile è quello relativo al 2011) i Comuni hanno incassato 77,249 miliardi d euro, il 2,0% in meno rispetto all’anno precedente. Le entrate correnti crescono dello 0,3%, mentre diminuiscono quelle per l’accensione di prestiti (-15,2%) e quelle in conto capitale (-4,6%). L’incidenza delle entrate tributarie sulle entrate correnti è pari al 58,1%, in crescita rispetto all’esercizio precedente, quella delle entrate extra-tributarie il 21,8% e quella di contributi e trasferimenti raggiunge il 20,1% (entrambe in diminuzione rispetto al 2010). Nel 2011 il valore medio pro capite delle entrate correnti accertate è di 968 euro per abitante, 23 euro in più rispetto all’anno precedente. Il valore delle spese totali impegnate dai comuni è di 77,409 miliardi di euro, in calo dell’1,7% rispetto al 2010. All’interno delle spese correnti, il 51,7% va all’acquisto di beni e servizi (50,4% nel 2010), il 29,6% è destinato al personale (era il 30,4% nell’esercizio precedente), mentre il rimanente 18,7% viene assorbito dalle altre spese correnti. La spesa corrente pro capite si attesta su valori superiori alla media nazionale (pari a 910 euro) nei comuni delle regioni a statuto speciale e nelle province autonome, con la sola eccezione della Sicilia e, per quanto riguarda le regioni a statuto ordinario, nei comuni del Lazio, della Liguria e dell’Abruzzo. I livelli più elevati di spesa pro capite si registrano, infatti, nei comuni della Valle d’Aosta (1.662 euro), seguiti da quelli del Trentino-Alto Adige (1.292 euro), del Lazio (1.240 euro), del Friuli-Venezia Giulia (1.152 euro), della Liguria (1.137 euro), dai comuni della Sardegna (1.108 euro) e, infine, da quelli dell’Abruzzo (959 euro). Tutte le restanti amministrazioni presentano valori inferiori al dato medio nazionale . Il valore minimo, pari a 678 euro per abitante, è dei comuni pugliesi.
