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MIBAC, L’APPELLO DI TRASTULLI (UILPA) : ASPETTIAMO RISPOSTE DA UN ANNO

it@withub.it by it@withub.it
28 Giugno 2013
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Un museo o un sito archeologico chiuso non serve a nessuno, ma in Italia si rischia di arrivare anche a questo per mancanza di lavoratori e per i tagli orizzontali ai beni culturali. In attesa di un incontro con il ministro Bray, proseguono le mobilitazioni dei lavoratori del settore che chiedono un’ attenzione da parte dei vertici del ministero di via del Collegio romano per recuperare i fondi di funzionamento, di far ripartire le assunzioni, di trasformare in ruolo i lavoratori precari e soprattutto una riforma del ministero condivisa. Le condizioni dei lavoratori del Mibac è la stessa di un anno fa, spiega Federico Trastulli della segreteria nazionale UilPa Bac: “Aspettavamo che il ministero dell’ Economia o quello per i Beni e le attività culturali adottasse un sistema tale per cui le competenze accessorie, cioè quelle che sono al di fuori della busta paga ma che concorrono a creare lo stipendio mensile, venissero pagate, come prevede il contratto, mese dopo mese cosa che non è mai accaduta”, il cosiddetto cedolino unico, previsto dalla legge, che obbliga il pagamento mese per mese. Nulla si è mosso e “a distanza di un anno – spiega Trastulli – abbiamo deciso di promuovere queste giornate: il 24 giugno con i lavoratori degli archivi e delle biblioteche, e oggi, con i settori dei musei, dei siti archeologici, degli istituti e delle sovrintendenze”. Le mobilitazioni si sono svolte un po’ ovunque, scegliendo luoghi rappresentativi del patrimonio culturale italiano. “L’ organizzazione su due giornate ha avuto il pregio e il merito di evitare una sovraesposizione di alcuni settori a scapito di altri – dice Trastulli – perché i beni culturali non sono solo il Colosseo, Pompei, Paestum o la Pinacoteca di Brera, ma sono anche gli archivi e le biblioteche che detengono un patrimonio librario e documentale assolutamente unico al mondo”.  Prima delle mobilitazioni, il 20 giugno scorso “si è tenuta un’ assemblea al Colosseo – evidenzia Trastulli – che ha determinato tutto il putiferio rilanciato dalla stampa, passato semplicemente come la ‘ chiusura del Colosseo’, notizia a cui hanno fatto seguito sdegnose parole dell’ Unione degli industriali, della Federalberghi, dei commercianti, come se noi volessimo arrecare un disagio, mentre siamo ben consapevoli dell’ indotto economico che produce un biglietto d’ ingresso in un museo”. “L’ attenzione mediatica purtroppo non è arrivata perché sono stati calpestati i diritti dei lavoratori – commenta Trastulli – ma perché è stato chiuso il Colosseo e questo ha sollevato l’ interesse”. “In questi stessi giorni – ricorda il delegato UilPa – ha chiuso la Tour Eiffel, gestita da una società privata: la Tour Eiffel fa annualmente due milioni di visitatori in più rispetto al Colosseo e la stampa francese ha messo al primo posto le ragioni dei lavoratori”. Ma il tema sul tavolo è principalmente la carenza di personale: “Oggi non arriviamo a 19 mila lavoratori – spiega Trastulli – a fronte di 22 mila nel 2007. Abbiamo drammaticamente bisogno di personale. L’ età media dei lavoratori si attesta attorno ai 50-55 anni. Secondo quanto previsto da UilPa, il numero di lavoratori necessari “è di almeno tremila unità”. E’ stato fatto un concorso per 500 unità di funzionari e addetti ai servizi di vigilanza: una parte di questi concorrenti ha vinto il concorso ed è stata immessa nei ruoli. Abbiamo fuori graduatorie di idonei: cosa aspettiamo a farli entrare?”. La causa, almeno secondo la risposta arrivata dal governo, è la spending review che ha “determinato un esubero nel nostro personale complessivo soltanto nella prima area quando complessivamente abbiamo quattro unità a credito, cioè a saldo potremmo assumere quattro persone. Il problema aspetta delle indicazioni dalla Funzione pubblica per capire come assorbire gli esuberi della prima area e parliamo di persone che fanno parte del livello più basso dell’ ordinamento interno, che hanno una certa età e per i quali noi eviteremo in ogni modo il ricorso alla mobilità, perché significa decurtazione della busta paga e dopo due anni licenziamento”.  E poi c’è la questione legata ai lavoratori precari: circa 600 persone che lavorano per una società di in house providing, la Ales spa che costano ogni anno 29 milioni di euro: “Alcuni di loro lavorano per noi dal 1994 – sottolinea Trastulli – Sono persone che andranno in pensione senza la minima sicurezza di essere lavoratori di ruolo”. Resta problematica la questione dei fondi, a partire dai fondi di funzionamento che “ci consentono di pagare anche quelle famose bollette inevase di cui Bray ha parlato alla stampa”. Fondi, però, che di anno in anno “ci vengono sottratti”, impedendo a tanti istituti di pagare le spese più essenziali, come le bollette. E ai tagli si aggiunge un problema di gestione dei fondi, come quelli che vengono dall’ Europa: ad esempio, “nel novembre del 2012 sono tornati all’ Europa un miliardo e mezzo di fondi per progetti specifici, chiamati Poin e Pain”. “Questo vuol dire incapacità di gestione della spesa – commenta il delegato UilPa Bac – Se abbiamo dei buchi per le bollette, forse dobbiamo cercare di capire perché riusciamo a far tornare indietro un miliardo e mezzo di fondi europei. C’è qualcosa che non va e mi chiedo se c’è qualcuno che verifica la bontà dell’ operato dei dirigenti”. Con il ministro Bray si parlerà anche della riforma del ministero per i Beni e le attività culturali: “Con un organico ridotto all’ osso – spiega Trastulli – non possiamo più permetterci di essere strutturati in una maniera che non corrisponde alle esigenze di funzionalità e di apertura all’ utenza”. Nel 2009, anno dell’ ultima riforma, “c’ era un’ altra situazione: qui viaggiamo a ritmo di 800 pensionamenti l’ anno. Noi siamo gli unici in Europa ad aprire i siti undici ore al giorno e lo facciamo con lo scarso personale a disposizione”. Per tutti questi motivi è necessario trovare una soluzione, “altrimenti saremo costretti a tornare all’ orario precedente a quello europeo e di aprire solo il mattino dalle 8 alle 14, però – aggiunge Trastulli – che figura facciamo di fronte ai cittadini e di fronte al mondo nel momento stesso in cui chiudiamo i musei per mezza giornata? E’ un enorme passo indietro, un museo chiuso non serve a nessuno. Non lo vogliamo fare, ma allo stesso tempo dobbiamo garantire gli standard di sicurezza previsti dalle norme, sia sui luoghi di lavoro, sia sugli stipendi”, visto che “le retribuzioni dei dipendenti statali arrivano a tassazioni dirette fino al 42% con una perdita del potere d’ acquisto esponenziale per il mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Mentre prima c’ era un problema di arrivare alla terza settimana, oggi c’è il problema di arrivare alla seconda settimana del mese”. La UilPa non esclude altre mobilitazioni da qui all’ 8 luglio, data fissata da Bray per l’ incontro con i sindacati: “Un po’ tardi – dice Trastulli – noi avevamo chiesto anche tramite le federazioni di anticipare questa data e non si è raggiunta nessuna intesa, per cui restano in piedi le giornate di mobilitazione”. “Noi – aggiunge – riteniamo di aver avuto un comportamento corretto nei confronti delle amministrazioni, ma di aver aspettato invano che si prospettassero soluzioni in grado di risolvere il mancato pagamento delle competenze accessorie, senza risultati”. (28 giu – Cle)

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