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ASILI NIDO: I COMUNI SPENDONO
1.5 MILIARDI L’ANNO

it@withub.it by it@withub.it
25 Luglio 2013
in In evidenza top news
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Gli asili nido e gli altri servizi socio-educativi per la prima infanzia rappresentano circa il 18% delle risorse dedicate dai Comuni al welfare locale e il 45% della spesa rivolta all’area di utenza “famiglia e minori”. Nel 2011, la spesa complessiva per i servizi socio-educativi , al netto delle quote pagate dalle famiglie, è stata pari a 1 miliardo e 296 milioni di euro: il 96% per i servizi di asilo nido e il rimanente 4% per i servizi integrativi. Al 31 dicembre dello stesso anno (anno scolastico 2011/2012) i bambini iscritti ai servizi per la prima infanzia erano 229.482, pari al 13,5% dei residenti in Italia di età compresa fra 0 e 2 anni (fino a 36 mesi). Rispetto al 2004, anno “base” di riferimento, si è registrato un aumento complessivo di 2,1 punti percentuali: gli utenti sono passati dall’11,4% dei bambini residenti nell’anno scolastico 2003/2004 al 13,5% nel 2011/2012. Nell’ultimo anno di rilevazione, tuttavia, la variazione è stata di segno negativo rispetto all’anno precedente, quando il valore era pari al 14%. Le capacità di spesa dei Comuni, del resto, sono fortemente condizionate dai vincoli posti dal Patto di Stabilità Interno, dalla crisi economica e dalle riduzioni dei trasferimenti statali destinati a finanziare le politiche sociali. Si conferma ancora una volta la carenza di strutture che caratterizza il Mezzogiorno e in particolare le regioni del Sud. I dati raccolti, inoltre, non lasciano intravedere segnali di convergenza. Aumenta, al contrario, lo svantaggio delle regioni meridionali, dove risiede circa il 34,5% della popolazione di riferimento (quota tendenzialmente in aumento) e dove si concentra appena il 12,6% degli utenti rilevati con l’indagine (quota tendenzialmente in diminuzione). Nelle differenze a livello regionale nel rapporto fra bambini che frequentano i servizi socio-educativi per la prima infanzia e i residenti di età compresa fra zero e due anni e confrontando i due estremi della distribuzione regionale si passa dal 2,5% della Calabria al 26,5% dell’Emilia-Romagna. (Red – 25 lug)

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