IL “BELLO” DELLE NANOPARTICELLE
Una mostra fotografica – fino al 16 novembre nella Galleria della Scienza di Milano – per scoprire l’affascinante mondo delle nanoparticelle. Grazie all’utilizzo di raffinate tecniche microscopiche sono state catturate immagini di strutture piccolissime – nell’ordine dei pochi nanometri – che entrano in contatto con le cellule, che viaggiano al loro interno o dentro gli organismi. Osservarle è un’esperienza affascinante e può contribuire ad accrescere la nostra conoscenza dei meccanismi che regolano la materia e la vita, ma anche dei rischi a cui l’uomo e l’ambiente potrebbero esseri esposti a seguito dell’utilizzo indiscriminato delle nuove nanotecnologie.
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A MILANO 24 ARTISTI PER JAMES BOND
Il “tema James Bond” è vario e complesso: c’è l’icona umana, di stile e charme; c’è Londra, a cui l’agente 007 è legato; ci sono i gadget, dalle macchine alle pistole, ai radar, alle microspie, via via sempre più sofisticati e fantascientifici con il passare degli anni; ci sono il bicchiere “Martini” e la pistola. Insomma, diverse ispirazioni che 24 giovani artisti rielaborano nella mostra “007, New Bond Street” che si tiene fino al 30 novembre alla Galleria Federica Ghizzoni di Milano, con la partnership di Heineken. Ecco che Shanti Ranchetti, che crea le complesse donnine dai grandi occhi, illustra occhiali alla Bond come elemento ornamentale; gli spagnoli Albert Pinya e Ana Cabello: lui, che spesso gioca sul cinema con ironia e irriverenza, crea un suo immaginario “alla Bond”, mentre lei gioca con un tratto più delicato e sottile; o ancora un dipinto di Giuseppe Veneziano, che rappresenta la regina Elisabeth, legata in chiave grottescamente simpatica al mito-Bond alle recenti Olimpiadi londinesi, con un dito nel naso, un’opera dal tratto efficace e pop, di costante ironia, tipica del maestro siciliano. O ancora una rappresentazione di una pistola fatta a banana, capovolgimento di un dettaglio bondiano a cui viene tolta la sua funzione, diventando ridicolo, firmato da Tiziano Soro. O ancora le ironiche installazioni oggettuali create da Francesco de Molfetta o Enzo Forese, che ricostruisce in miniature situazioni e storie, in questo caso con una donnina “alla bond”. E poi elementi diversi, come le magliette pezzi unici della designer Laura Pignatti, o le piante di Londra ridisegnate da Luis Molteni. La mostra terminerà con una chiusura senza la quale il tema Bond non può esistere, il cinema naturalmente: sequenze selezionate tra i “Bond” che hanno fatto la storia.
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BECHARD: L’“OCCHIO” DELL’800 SULL’EGITTO
Il fascino esotico e misterioso che legò gli occidentali al Medio Oriente e all’Africa mediterranea esplose con le campagne militari di Napoleone. Nei decenni successivi viaggiatori, artisti, archeologi e studiosi calcarono quelle sabbie sconosciute. L’Oriente, e i suoi paesaggi, le sue contrade dalle atmosfere insolite, divengono così soggetti prediletti dai fotografi (negli anni tra il 1869 e il 1900 se ne contano al Cairo oltre 250, dei quali 100 francesi). Dall’apertura del Canale di Suez, nel 1869, l’Egitto diviene una meta prediletta per tutti i viaggiatori. Fra questi vi fu il contributo, attento e insostituibile del fotografo francese Émile Béchard, che aprì uno studio al Cairo, dal 1869 al 1873 in via Mousky nel quartiere dell’Ezbekiya, dove visse fino al 1880. A una clientela benestante, spinta dal desiderio di pellegrinaggio in Terra Santa o dalla scoperta dei siti d’Egitto, piacquero particolarmente le immagini delle strade del Cairo e della vita quotidiana della popolazione. Il suo lavoro L’Égypte et la Nubie gli varrà la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi nel 1889. La collezione di fotografie di Casa Martelli, in mostra fino al 7 novembre nella sede di Firenze, sotto il titolo “Viaggio in Oriente. Fotografie dall’Africa a Casa Martelli”, presenta 24 intensi ritratti acquistati da Carlo Martelli (1850-1945) durante il suo viaggio in Terra Santa, nel 1879.
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RODIN: LA SENSUALITA’ FATTA MARMO
Dal 17 ottobre al 26 gennaio 2014, nella monumentale Sala delle Cariatidi, al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, sarà allestita una grande mostra dedicata ad Auguste Rodin (1840-1917), che con Michelangelo è uno dei più grandi rivoluzionari della tradizione plastica moderna. Promossa e prodotta dal Comune di Milano con il Museo Rodin di Parigi, l’esposizione presenta un corpus di oltre 60 opere con un numero tanto vasto di sculture in marmo da costituire la più completa rassegna che sia stata allestita sui marmi di Auguste Rodin. L’illusione della carne e della sensualità è il tema intorno a cui si sviluppa la prima sezione, nella quale sono raccolte alcune opere giovanili, fra cui il celeberrimo Homme au nez cassé, rifiutato dal Salon parigino del 1864, un ritratto omaggio al grande genio Michelangelo. Al vertice di questa sezione sarà Il Bacio, la scandalosa scultura che rappresenta due amanti e fece scalpore nella Francia di fine Ottocento, opera che ancora conquista i visitatori del Musée Rodin. La seconda sezione propone alcune fra le sculture più conosciute di Rodin, come le bellissime Mains d’amant. La poetica dell’incompiuto caratterizza la terza sezione dove si rappresenta il trionfo del “non finito”, lo stile che diverrà noto in tutto il mondo,. Qui sono ordinati alcuni fra i più bei ritratti eseguiti dall’artista, fra i quali quello a Victor Hugo e un altro, poco noto, di Puvis de Chavannes, il grande “decoratore di muri”, uno fra gli artisti più in voga della sua epoca. Dopo l’appuntamento milanese, la mostra approderà a Roma.
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PRATO RITROVA IL SUO RINASCIMENTO ALL’ESTERO
Il Rinascimento torna a casa. Tra poco inizieranno ad arrivare a Prato i dipinti che, assieme ai capolavori della collezione del Museo di Palazzo Pretorio, saranno protagonisti della mostra “Da Donatello a Lippi. Officina pratese”, dal 13 settembre al 13 gennaio. “Esposte oltre 60 opere, circa tre quarti delle quali provenienti da musei italiani e dall’estero, per mettere in luce – come mai prima – il ruolo cruciale che Prato ebbe nella storia dell’arte rinascimentale” anticipa l’assessore alla Cultura Anna Beltrame. La mostra, curata da Andrea De Marchi dell’Università di Firenze e da Cristina Gnoni della Soprintendenza ai beni artistici, si avvale di un comitato scientifico di rilievo internazionale. Fra i suoi componenti c’è Keith Christiansen del Metropolitan Museum di New York, tra i maggiori esperti al mondo di arte rinascimentale e che ha detto: “Non si può comprendere il Rinascimento senza conoscere Prato”. Parigi, Londra, Dublino, Oxford, Budapest, Philadelphia, Washington: sono alcune delle città da cui, dal 2 settembre, inizieranno ad arrivare a Prato capolavori di Paolo Uccello, Filippo Lippi e degli altri artisti a cui la mostra è dedicata. Tra questi Fra Diamante, il monaco vallombrosano che fu collaboratore fedele di Fra Filippo Lippi durante gli anni pratesi (1452-1465). Ed ecco la prima storia da raccontare, grazie alla mostra. Da Budapest arriverà una pala firmata proprio da Fra Diamante e ben radicata nel contesto pratese dell’epoca, in quanto proveniente dall’altare del piccolo oratorio di San Lorenzo a Prato che una volta sorgeva tra l’antica via dell’Appianato (oggi via Ricasoli) e piazza San Francesco. La tavola di legno fu acquistata nel 1871 dalla prestigiosa collezione ungherese Esterházy per poi essere collocata al Szépmuvészeti Múzeum di Budapest. C’è più di un riferimento a Prato nella pala di Fra Diamante. Innanzitutto, l’oratorio di San Lorenzo fondato da Carlo di Giovanni Casini che, nell’iconografia della tavola di Budapest, ha le sembianze del devoto inginocchiato ritratto col nero abito sacerdotale di canonico.
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