NEROLA INTERATTIVA, BORGO DA MEDIEVALE A MULTIMEDIALE
Da oggi al 29 settembre nel borgo della Sabina di Nerola, sarà mpossibile visitare il progetto interattivo vincitore del Bando delle Idee 2012, realizzato dallo Studio Aye Aye, “Nerola, memorie interattive”, La struttura è visitabile da oggi, mentre il 21 settembre verrà anche presentato il dvd contenente le memorie del borgo mentre voci, volti, panorami, fotografie d’epoca, storie, suoni, immagini animeranno le tre sale della Vecchia Mola fino al 29 settembre. Il progetto “Nerola, memorie interattive” ha l’obiettivo di raccogliere e “fermare” le tradizioni, arricchite dai ricordi e dagli aneddoti dei narratori, vera anima di un luogo, per lasciarne una traccia duratura nel tempo. Il racconto si snoda su tre livelli, quello storico, svela tutti i punti più importanti della storia di Nerola, dalle leggende ai fatti realmente accaduti, quello artigianale, per scoprire i mestieri del presente e del passato, i prodotti tipici che lo hanno reso famoso, e quello sociale, dove si raccontano tutte le tradizioni che animano il paese, dalle numerose feste religiose ai giochi fatti per le vie del paese, alle usanze culinarie. “Nerola, memorie interattive” è stato uno dei progetti vincitori del Bando delle Idee 2012. Promosso dalla Provincia di Roma insieme a Legambiente, il bando permetteva ai 59 Comuni con meno di 5000 abitanti della Provincia di vedere finanziati progetti per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale presente nel proprio territorio.
(Red)
A BOLOGNA I DISCHI D’ARTISTA
In occasione di Artelibro, la Biblioteca Universitaria di Bologna ospita, fino al 5 ottobre la mostra “Records by artists (1960-1990)” che presenta una selezione di 130 dischi d’artista in vinile (Laurie Anderson, Joseph Beuys, Salvador Dalì, Meredith Monk, Dieter Roth, tra gli altri), descrivendo un fenomeno poco esplorato: il disco d’artista è quel prodotto artistico in cui l’artista usa il medium del disco, inteso come progetto totale (cover, confezione, progetto sonoro), per una espressione artistica autonoma. Accompagnerà la mostra un lavoro sonoro del 1976 di Maurizio Nannucci dal titolo “Parole / Mots / Words / Worter”, rieditato per l’occasione. Sono passati oltre quarant’anni dalla prima mostra internazionale di dischi d’artista. Si sono moltiplicati gli studi critici e gli interessi, anche collezionisti, verso un medium artistico che ancora oggi suscita, insieme ad una vivace curiosità, una certa diffidenza e una palese difficoltà di interpretazione. La storia del disco d’artista si sovrappone e tende a confondersi con la storia del disco tout court, meraviglioso oggetto in vinile che ha accompagnato le generazioni del Novecento. Questa mostra, e il libro che l’accompagna, prova ora, dopo pochissimi tentativi pionieristici degli ultimi anni, a dare struttura e sistematicità ad una materia fluida, cercando di definire attraverso la pratica classificatoria tipica del “catalogue raisonné” la natura stessa dell’oggetto della ricerca. Lavori spesso non dissimili dalla pratica compositiva a cui ci ha abituati la musica contemporanea, ma con la precisa determinazione ad uscire dall’ambito ristretto della disciplina della composizione musicale per entrare nel più vasto territorio dell’arte.
(red)
PAVIA ALLA SCOPERTA DELL’“UOMO” RENOIR
Dopo il grande successo di “Renoir. La vie en peinture”, le Scuderie del Castello di Pavia presentano, da domani al 15 dicembre, un’altra importante mostra dedicata a uno dei massimi esponenti del movimento impressionista: Claude Monet. “Monet au coeur de la vie” è il titolo dell’esposizione promossa dal Comune di Pavia che presenta una selezione di opere provenienti da prestigiosi musei di tutto il mondo. Il pubblico avrà la possibilità di ammirare importanti lavori di Claude Monet e di ripercorrere le tappe principali della sua produzione artistica dalla formazione fino alla grande maturità. Consentendo al pubblico di scoprire l’”uomo” oltre che il grande artista. Gli incontri, i successi, così come i momenti difficili sono stati ricostruiti sulla base di preziose lettere – provenienti dal Musée des Lettres e Manuscrits di Parigi ed esposte in mostra – in cui il pittore racconta particolari momenti e stati d’animo della sua vita. Lungo il percorso una serie di suggestive videoinstallazioni predispongono emotivamente il pubblico a rivivere i momenti fondamentali della vita di Monet e a comprenderne il rapporto con le opere presentate in mostra. L’esposizione inizia con gli esordi della carriera artistica di Monet narrati da Adolphe Monet, il padre del pittore che ebbe con il figlio un rapporto piuttosto contrastato. Nella sala successiva alcune importanti opere di Eugène Boudin mostreranno il ruolo fondamentale del maestro nella formazione di Monet e nello sviluppo del suo stile. Attraverso le dolci parole di Camille Doncieux – prima moglie e madre dei due figli di Monet – il visitatore potrà rivivere un periodo fecondo della vita professionale di Monet. Camille ebbe un ruolo centrale nella produzione dell’artista, dal 1860 al 1879, fu la sua musa e modella preferita presente nella maggior parte delle sue tele fino alla prematura morte a soli 32 anni. Durante il suo percorso artistico, Monet dovette affrontare una serie di avversità dovute alle difficoltà economiche, alle pesanti critiche dei classicisti e ai continui rifiuti da parte dei Salons. Questo periodo particolarmente frustrante per l’artista sarà raccontato da uno dei suoi più grandi sostenitori: Georges Clemenceau, il politico francese – primo Ministro dal 1906 al 1909 e dal 1917 al 1920 – con cui Monet strinse una forte amicizia soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Fu proprio Clemenceau, nel 1921, a commissionare a Monet le celebri Ninfee per l’Orangerie, definite la “Cappella Sistina dell’Impressionismo”. Il racconto prosegue con Alice Hoschedé, seconda moglie di Monet, che narrerà al visitatore dei viaggi intrapresi dall’artista per la continua ricerca di stimoli, ispirazioni e soggetti nuovi da riprodurre, come il soggiorno in Norvegia per la ricerca e lo studio degli effetti della neve. Blanche racconterà al pubblico dell’amore ossessivo del pittore per il suo meraviglioso giardino della casa a Giverny, delle loro uscite per dipingere insieme in campagna e dei primi sintomi della cataratta che modificarono sensibilmente la vista, e quindi anche la percezione dei colori, di Monet.
(red)
A MODENA L’OMAGGIO A JOHN LENNON
Per la prima volta in Italia una mostra intende render conto degli esiti del multiforme talento di John Lennon, in questa occasione solo di riflesso considerato nella celeberrima veste di musicista. Si inaugura oggi pomeriggio, a Palazzo Santa Margherita, a Modena, in occasione del Festivalfilosofia, “All you need is Love. John Lennon artista, attore, performer”, promossa e organizzata – fino al 20 ottobre -dalla Galleria civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il sostegno di Hera Group in collaborazione con Beatlesiani d’Italia Associati. Naturalmente portato per il disegno, Lennon studiò (con risultati alterni) al prestigioso Liverpool College of Art e non abbandonò mai l’abitudine di fermare con rapidi schizzi idee, pensieri, fantasie. Di una vera e propria attività artistica, però, si può parlare soltanto a partire dall’incontro con Yoko Ono, con la quale realizzerà tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta alcuni video – “Smile”, “Rape”, “Fly”, “Up Your Legs” – tutti presenti nella mostra. Spicca la cartella di 14 litografie “Bag One”, pensata da Lennon come regalo di nozze per Yoko in occasione del loro matrimonio nel 1969. Lo scambio degli anelli, il celebre bed-in per la pace di Amsterdam e Montreal, la luna di miele, momenti della loro intimità sono i soggetti scelti da Lennon per questa serie di immagini caratterizzate da un tratto fresco e ironico. “Bag One” venne esposta per la prima volta il 15 gennaio 1970 a Londra e immediatamente sequestrata da Scotland Yard per l’alto tasso di erotismo di cui erano permeate le stampe. In mostra anche le locandine e i manifesti del film “Come ho vinto la guerra” del 1967 di Richard Lester in cui Lennon interpreta il soldato semplice Gripweed. Esposta anche la copia originale della rivista Rolling Stone del gennaio 1981 che reca in copertina il celebre ritratto di Yoko Ono e John Lennon scattato da Annie Leibovitz nel 1980 a poche ore dall’assassinio dell’ex Beatle che fa parte della raccolta di fotografia della Galleria civica di Modena.
(red)
PRATO RITROVA IL SUO RINASCIMENTO
Una grande mostra fa rivivere uno dei momenti magici dell’intera storia dell’arte italiana, quello vissuto nel Quattrocento dalla città di Prato quando qui operarono molti tra i maggiori artisti italiani dell’epoca. Per “Da Donatello a Lippi. Officina Pratese”, da oggi al 13 gennaio al Palazzo Comunale di Prato, promossa dal Comune, tornano in città capolavori creati in quegli anni e oggi dispersi in musei di mezzo mondo. Intorno alla fabbrica della prepositura di Santo Stefano (poi cattedrale) presero forma imprese memorabili, da annoverare fra gli episodi più singolari ed affascinanti del primo Rinascimento. Per il pulpito destinato a mostrare la reliquia della Sacra Cintola, per gli affreschi della cappella dell’Assunta e della cappella maggiore, per altri arredi vennero chiamati artisti della grandezza di Donatello, Michelozzo, Maso di Bartolomeo, Paolo Uccello e Filippo Lippi. A loro va aggiunto il figlio di fra Filippo, Filippino, che da Prato prese le mosse e a Prato tornò a lavorare da anziano. Su tutto domina la figura carismatica di Filippo Lippi, che fra anni ’50 e ’60 del Quattrocento tenne aperto il cantiere degli affreschi di Santo Stefano e del Battista, nella cappella maggiore del Duomo. Altre sue opere in mostra documentano la fantasia eccitata e le estenuate eleganze di questa splendida maturità. Intorno a lui si formarono pittori che meritano di essere meglio conosciuti, come il Maestro della Natività di Castello o Fra Diamante. Prima di Lippi le figure di maggiore spicco che operarono per Prato furono Donatello e Paolo Uccello. Del primo è una Madonna col Bambino fra due angeli, del museo pratese, sottovalutato capolavoro giovanile. Anche Paolo Uccello, quando verso il 1433 affrescò nel Duomo di Prato, era un giovane in ricerca e la mostra sarà l’occasione storica per raccogliere per la prima volta al mondo praticamente tutte le opere di questa irrequieta giovinezza, fra anni ’20 e ’30 del Quattrocento, ancora in bilico tra fiammate goticheggianti e una narrazione più realistica e penetrante. La mostra vuole offrire, attraverso una scelta di opere tutte di grande qualità, alcuni squarci di luce su queste personalità, per aiutare a capire meglio quanto a Prato di loro è rimasto. Al tempo stesso si prefigge alcune operazioni esemplari di ricostruzione di opere che erano a Prato e che sono state smembrate, riunendo predelle e pale ora divise fra i musei pratesi e le collezioni straniere (l’Assunta di Zanobi Strozzi dipinta per il Duomo, ora a Dublino, e la predella del Museo di Palazzo Pretorio; il capolavoro del Maestro della Natività di Castello, la pala di Faltugnano ora nel Museo dell’Opera del Duomo, la cui predella è spartita fra la National Gallery di Londra e la Johnson Collection di Philadelphia). Saranno così riportati a Prato capolavori che si trovano in importanti musei stranieri, come la pala di Budapest di Fra Diamante, proveniente dall’oratorio di San Lorenzo, con un doveroso omaggio al genio di Filippino Lippi, grazie alle opere della giovinezza e del suo ritorno a Prato nella piena maturità artistica.
(red)
A LOS ANGELES “L’ITALIA DEL FUTURO”
Dopo aver fatto tappa a Tokyo e San Francisco la mostra “L’Italia del futuro”, che presenta le eccellenze scientifiche della ricerca italiana, approda – da oggi al 10 ottobre – a Los Angeles, in occasione dell’Anno della cultura italiana in Usa. Poi sarà la volta di Budapest (26 novembre-18 dicembre). Edizioni minori, con contributi video e totem touch screen, sono inoltre previste a Sofia, Algeri, Tripoli, Toronto, Vancouver e Baghdad. La mostra è promossa dal ministero degli Esteri e realizzata dal Cnr in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. I settori protagonisti sono robotica, fisica delle particelle, medicina, trasporti, archeologia e conservazione dei beni culturali, ai quali sono dedicate altrettante sezioni nelle quali è organizzata la mostra. I tessuti ‘a lavatrice zero’ ed i sensori elettronici per la rilevazione di CO2 nelle bottiglie di vino, sviluppati dal Cnr, sono esposti accanto ai robot DustBot e al polpo automa Octopus, sviluppati dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Ci sono anche il robot bambino iCub e la zampa idraulica del cane Hyq, dell’Iit. Una postazione virtuale permette di visitare i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn ed un exhibit interattivo riproduce le collisioni di particelle. In mostra anche gioielli e quadri al titanio realizzati dal Politecnico di Milano.
(red)
