Roma, 1 ott – L’attuale recessione ha cambiato la morfologia del mercato del lavoro anche dal punto di vista delle caratteristiche contrattuali. Cresce, infatti, il numero dei part-time involontari (lavoratori che non hanno trovato un impiego a tempo pieno pur desiderandolo), ma soprattutto dei precari: quasi 3 milioni di persone, tra dipendenti a tempo determinato e parasubordinati, circa il 12,6% dell’occupazione complessiva. In particolare, il rischio di precarietà per i giovani è aumentato di circa 6 punti percentuali dal 2007. È quanto emerge dal Rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2012-2013. I dati – spiega il Cnel – suggeriscono un aumento del numero di italiani che scelgono di andare a lavorare all’estero, a fronte di una simmetrica diminuzione dei flussi in ingresso di lavoratori immigrati. Tutto ciò – sottolinea il Cnel – si registra in misura più intensa al Sud Italia, che, avendo maggiormente risentito delle difficoltà della domanda interna, espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla. Anche la crescita della partecipazione al mercato del lavoro è stata più marcata nelle regioni del Mezzogiorno: in buona misura si è però trattato di un passaggio dall’inattività alla disoccupazione, data la debolezza della domanda. (Red)