(22 ott) “B. fruity” è un sistema che controlla la maturazione della frutta e può rallentare o accelerare il processo di maturazione nel passaggio dal campo al consumatore. A realizzarlo alcuni studenti del Cibio, il Centro per la Biologia integrata dell’Università di Trento. Con il progetto “B. fruity” gli studenti si sono qualificati per la finale mondiale di Boston della competizione internazionale di biologia sintetica iGEM (International Genetically Engineered Machines comp etition), lanciata 10 anni fa dal Massachusetts Institute of Technology per promuovere le idee e le capacità dei giovani impegnati nel mondo della biologia sintetica e dell’ingegneria genetica. La notizia del successo trentino è arrivata da Lione, dove si è svolta la selezione europea delle squadre iGEM: l’Ateneo trentino è stato l’unico italiano a superare la selezione insieme a pochi team di alcune delle migliori università europee. Su un totale di 60 gruppi partecipanti, sono passati in 22, di cui 11 nella categoria “undergraduate”, alla quale appartengono gli studenti di Trento. Per comprendere meglio l’ambizioso progetto dovremmo pensare ai gesti che compiamo comunemente quando decidiamo di mangiare un po’ di frutta fresca e partire, quindi, dal colore e il profumo. Di solito sono questi, infatti, due aspetti che ci aiutano a capire se una mela, una pesca o un altro frutto siano maturi e quindi sia il momento giusto per mangiarli e gustarne in pienezza sapore e fragranza. In base a quando desideriamo consumarli, decidiamo poi anche come conservarli: se metterli in frigo per bloccarne la maturazione oppure tenerli a temperatura ambiente. Ma, in prospettiva, a controllare la maturazione della frutta potrebbe essere un sistema di batteri ingegnerizzati, amico dell’ambiente e della salute: il “B. fruity” appunto. In sostanza il “B. fruity” si basa sull’utilizzo di un batterio che viene ingegnerizzato per produrre due molecole volatili, l’etilene e il metil-salicilato, che rispettivamente accelerano o rallentano il processo di maturazione della frutta. Grazie all’inserimento di un circuito genetico nel batterio, il controllo della produzione dell’una o dell’altra molecola avviene in seguito all’esposizione alla luce o al buio. (red)