(13 dic) Cinquecento le università presenti, 3000 i partecipanti, 2000 i rettori. Questi i numeri dell’ottava Conferenza internazionale degli Istituti Confucio, che si è chiusa a Pechino nei giorni scorsi. All’appuntamento che quest’anno aveva come tema “Rievocare il passato e prevedere il futuro” hanno preso parte anche 100 università americane. La conferenza ha dato all’istituzione, creata dall’Ufficio “Hanban” del ministero dell’Istruzione Cinese, la possibilità di fare un bilancio sui lavori e le attività svolte e di premiare chi si è particolarmente distinto. Attualmente sono 440 gli Istituti Confucio in 120 paesi e regioni impegnati a promuovere e diffondere la lingua e la cultura della Cina nel mondo. A Pechino – nel corso di quella che è ormai considerata la più grande riunione di atenei al mondo – a mettersi in mostra portando a casa una straordinaria affermazione è stata l’Università di Macerata. L’Istituto Confucio maceratese – nato appena due anni fa – è, infatti, rientrato nella ristretta cerchia dei premiati ed è stato l’unico a ricevere una onorificenza sugli undici Istituti italiani, insieme a quello di Milano, giunto al suo quinto anno di attività. In Cina l’ateneo marchigiano è stato rappresentata dal rettore Luigi Lacchè, presidente dell’Istituto stesso, dai direttori del Confucio Giorgio Trentin e Yan Chunyou e, infine, dal componente del consiglio direttivo Tommaso Pellin. Appena una quindicina di personalità sono state insignite del premio per l’eccellente prestazione individuale, “Confucius Institute Individual Perfomance Excellence Award”, direttamente dalla vice premier della Repubblica Popolare Cinese Liu Yandong e, tra queste, il rettore Lacchè. “Sotto la sua gestione – recita la motivazione – gli studenti iscritti sono aumentati del 50%, le classi e i centri d’insegnamento sono raddoppiati e gli studenti vincitori di borse di studio triplicati”. “Questo riconoscimento – ha detto Lacchè – rappresenta per noi l’esordio in serie A dopo appena due anni di attività. La qualità del nostro lavoro è stata talmente apprezzata, che l’Hanban ha deciso di investire ancora di più sul nostro Istituto”. “Il nostro Confucio – ha sottolineato, invece, il direttore Giorgio Trentin – pur rimanendo un’entità dell’Università, si muove in modo indipendente, con servizi autonomi e una sede prestigiosa con aule, laboratori e uffici ospitati nella settecentesca Villa Cola”. Alessandra Lavagnino, direttore dell’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano e presidente del comitato di direzione della Scuola di Mediazione linguistica e culturale, ha ritirato, invece a Pechino, il premio “Confucius Institute of the year 2013”. (red)