GASSMANN, PRIMO “SHAKESPEARE” DA REGISTA E ATTORE
L’inesauribile attualità di un classico shakespeariano diventa un dramma gotico dal ritmo cinematografico, per esplorare le pieghe oscure dell’inconscio e la deformità dell’animo umano nella rilettura che Alessandro Gassmann propone nella doppia veste di regista e interprete di “RIII – Riccardo Terzo”, in scena al Teatro Argentina di Roma dal 25 marzo al 6 aprile. Al suo primo Shakespeare e per la prima volta a confronto con il Riccardo III interpretato dal padre Vittorio sotto la guida di Luca Ronconi nel 1968, l’artista giganteggia sulla scena indossando i panni di un re crudele, ambizioso, manipolatore, ma anche insicuro, tormentato, spaventato dalla solitudine, per il quale la deformità fisica diventa il segno esteriore dell’avidità e del male finalizzati alla conquista di un potere e di un trono che non gli spettano. A illustrare la deformità dell’animo è la fisicità di un’immagine sproporzionata che Gassmann riproduce con una statura fuori misura e allungata (rispetto alla figura di gobbo e storpio come rappresentato da tradizione), per tramutare la diversità del tiranno nell’impudente incombenza di un gigante che sovrasta con la sua altezza gli altri personaggi (a cui si rivolge parlando dall’alto di calzature con rialzi interni). Il linguaggio, nell’adattamento di Vitaliano Trevisan, è contemporaneo e asciutto per rendere “chiara e avvolgente la trama, mantenendo l’assoluta fedeltà all’originale – come spiega Gassmann – per utilizzare un linguaggio comunemente parlato che permetterà di recitare in maniera che Shakespeare torni a parlare alla gente, come era in origine”. Nel suo adattamento, Trevisan riduce a dieci gli oltre quaranta personaggi presenti nel testo originale e Gassmann ne affida l’interpretazione a nove attori, tenendo per sé il ruolo di Riccardo. Saranno in scena al suo fianco, alternandosi in vari ruoli, Mauro Marino (Edoardo, Stanley e Margherita); Giacomo Rosselli (Rivers e Catesby); Manrico Gammarota (Tyrrel); Emanuele Maria Basso (Carceriere, Richmond e Vescovo); Sabrina Knaflitz (Anna); Marco Cavicchioli (Clarence, Hastings e Messaggero); Marta Richeldi (Elisabetta) e Sergio Meogrossi (Buckingham). L’allestimento si avvale inoltre della partecipazione di Paila Pavese nel ruolo della Duchessa di York. (Cle)
SERENA AUTIERI FA “LA SCIANTOSA” A MILANO
Sull’onda dello straordinario successo con cui è stata accolta da critica e pubblico nelle prime tappe italiane, Serena Autieri approda al Barclays Teatro Nazionale di Milano con “La Sciantosa”. Nello spettacolo – in scena il primo e 2 marzo – scritto da Vincenzo Incenzo e diretto da Gino Landi, l’attrice cantante napoletana, protagonista unica sul palco, rilegge Elvira Donnarumma, detta “‘a capinera napulitana”, regina indiscussa dei cafè chantant d’inizio ‘900, anticonformista e antidiva, amata da Eleonora Duse e Matilde Serao. Dai brani più conosciuti e coinvolgenti – quali ‘A tazz’ e cafè e Comme facette mammeta – ai classici passionali immortali come I’ te vurria vasà e Reginella, fino a perle nascoste come Serenata napulitana e Chiove, oggi ascoltabili solo con il grammofono a tromba, Serena Autieri entra nei luoghi e nei codici del caffè concerto e del varietà. Alle spalle un significativo lavoro di ricerca e rivalutazione nel repertorio dei primi del ‘900. Tra una “mossa”, una rima recitata e una lacrima, si ritrovano quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni e americani che Napoli, crocicchio di riferimenti locali e stimoli provenienti da ogni latitudine, ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra. (red)
ISABEL RUSSINOVA INTERPRETA “UNA DONNA SPEZZATA”
Nella settimana in cui si celebra la Giornata internazionale della donna, andrà in scena al Teatro Belli di Roma, dal 4 al 9 marzo, lo spettacolo “Una donna spezzata”, con Isabel Russinova protagonista di un intenso monologo tratto da uno dei testi più rappresentativi dell’autrice francese Simone de Beauvoir. Accompagnata dalle musiche originali del maestro Antonio Nasca, l’attrice, con la regia di Rodolfo Martinelli, interpreta questo struggente racconto, un ritratto doloroso e crudo della donna ai nostri tempi. Dallo scorso anno l’attrice collabora con Amnesty International Italia e in occasione della Giornata internazionale della donna, prima dello spettacolo, alle 19.30, si terrà al Teatro Belli una conferenza-dibattito alla presenza del presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi e il direttore della comunicazione Riccardo Noury, che consegneranno una pergamena all’attrice, come testimonial, per attestare il suo grande impegno a favore dei diritti della donna in questi anni attraverso una serie di progetti, rassegne e iniziative culturali volte alla valorizzazione la figura femminile. “Ciò che mi ha davvero colpita della scrittura della Beauvoir – dichiara Isabel Russinova – è questa estrema sincerità e durezza con cui descrive le verità della nostra società, tirando fuori quello che molte donne hanno dentro ma non hanno il coraggio di svelare”. (PO / Cle)
MAX TORTORA IN “L’AMORE E LA FOLLIA”
Per la gioia di chi ha goduto delle sue performance imitative e comiche nel corso di questi anni, Max Tortora torna a Roma, sul palco del Teatro Olimpico, dall’11 al 30 marzo. Dagli esordi nel ‘97, dove prestava la sua fisicità a un irresistibile Tarzan disoccupato e demoralizzato nella pubblicità dell’analcolico biondo, alle tante commedie teatrali, concedendosi qualche incursione nel cinema e nella radio. Ma sono le apparizioni televisive che rendono merito alla sua grande capacità imitativa; Alberto Sordi, Luciano Rispoli, Adriano Celentano, Franco Califano, Renzo Arbore e Michele Santoro sono solo alcuni dei personaggi famosi a cui ha dato corpo, voce e anima. Nel suo show, “One man show. L’amore e la follia”, le imitazioni dei suoi personaggi appaiono qua e là contestualizzate nel periodo in cui sono vissuti e abbinati quindi alla musica di quel momento storico. Tortora porterà in scena anche le sue considerazioni della realtà e le relative rielaborazioni artistiche: racchiuse nel titolo sono le due cose che per Max contano di più nella vita: l’amore e la follia, i binari su cui far scorrere tutto il resto. In scena con lui Stefano Sarcinelli “che per me – spiega Tortora – è il Gianni Agus dei nostri tempi; è bravissimo, ha i tempi della commedia dell’arte. Insieme sul palco siamo perfettamente accordati”. In nome del fuoco sacro della follia, ogni sera sul palco ci sarà anche qualcosa di nuovo: “Voglio ospitare tanti amici – dice Tortora – con le loro incursioni musicali e teatrali”. Insomma, sarà un viaggio tra racconti, gag, imitazioni e tanta musica. (Red)
FROST NIXON ARRIVA A TERNI
Grande attesa al Teatro Secci di Terni per “Frost/Nixon”, il nuovo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria insieme al Teatro dell’Elfo, in scena dal 4 al 6 marzo. Diretto e interpretato da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, affiancati da Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana, Claudia Coli, il testo del drammaturgo Peter Morgan punta i riflettori sul primo caso storico di televisione-spettacolo: l’intervista che l’anchorman David Frost fece nel 1977 a Richard Nixon, terminata con la confessione dell’ex Presidente – mai ottenuta prima – sullo scandalo del Watergate e sui limiti morali del potere. Una confessione, negli ultimi secondi della trasmissione, di un Nixon combattivo, orgoglioso, ma messo alle corde dalla precisione delle domande, delle date e dei riscontri. Un episodio storico realmente accaduto. Scritto nel 2006, Frost/Nixon ha ottenuto un vastissimo successo e numerosi premi, tra cui il Tony Award per Frank Langella come miglior attore protagonista per l’interpretazione di Nixon. Ron Howard ne ha tratto un film nel 2008, che ha sfiorato i 30 milioni di dollari d’incasso all’uscita. La serie di interviste che David Frost riuscì a ottenere da Richard Nixon sono passate alla storia non solo per lo scoop fenomenale della confessione, ma anche – e nella società spettacolo in cui viviamo verrebbe da dire ‘soprattutto’ – perché sancirono la nascita di un nuovo modello produttivo per il giornalismo televisivo. I network furono costretti a sborsare cifre da capogiro per aggiudicarsi la trasmissione, che tenne incollati milioni di spettatori, intenti a scrutare il volto di Nixon per capire se mentiva o diceva la verità, fino all’imprevedibile confessione finale. (red)