(5 mar) Passione e perseveranza: con questi “imperativi” Kekko Fornarelli, pianista barese, è riuscito a salire sui più importanti palchi internazionali e si è esibito nei maggiori festival europei. Dopo tre album e un enorme successo fuori i confini italiani, arriva venerdì il quarto lavoro, “Outrush”, inciso insieme Giorgio Vendola e Dario Congedo. Insieme, il Kekko Fornarelli Trio, ha appena concluso un tour di 200 date in 25 Paesi del mondo. Dalla Francia alla Russia, dall’Australia al Canada, i tre musicisti hanno trovato all’estero molto più di quanto si aspettassero e sono tutti d’accordo nel dire che “il pubblico internazionale ha più freschezza mentale, curiosità e una maggiore educazione all’ascolto”. Kekko, all’anagrafe Francesco, nato a Bari 36 anni fa, inizia a suonare pianoforte all’età di tre anni e la sua formazione da pianista classico continua fino ai 18, quando arriva la svolta: “un’illuminazione”, come la descrive lui stesso, che gli ha permesso di scoprire il mondo jazz e la sua vena per la scrittura. Abbandona così gli studi tradizionali per immergersi totalmente nella musica “suonata e vissuta”, andando in giro per l’Europa e incontrando alcune fra le più importanti voci del jazz europeo: Michel Benita, Yuri Goloubev, Benjamin Henocq, Nicolas Folmer, Jerome Regard, Andy Gravish, Eric Prost, Marco Tamburini, Jean-Luc Rimey Meille sono solo alcuni degli artisti con cui Kekko ha condiviso la sua passione per la musica. Tra le tappe dei suoi viaggi, la più lunga è in Francia, a Lione, dove Fornarelli decide di vivere per tre anni, dal 2005 al 2008, continuando a stringere collaborazioni con diversi artisti. Finché non prende vita il suo progetto di punta, il Trio: Kekko, piano e sintetizzatore, Giorgio, contrabbasso, e Dario, batteria e percussioni. Tre virtuosi del jazz italiano che, con “Outrush”, danno vita a un’inconsueta interpretazione da vivere e percepire a tutto tondo. Hanno da dire qualcosa di diverso e lo fanno attraverso otto brani originali che uniscono tre sensibilità diverse. “Abbiamo dato alla musica la possibilità di raccontare una storia – dice Kekko – con un’attenzione particolare alla scrittura, senza una struttura precisa”. “Il jazz è il punto di partenza – precisa Dario – per creare il nostro scenario musicale”. Otto storie quindi, otto mondi diversi che suscitano altrettanti spunti di ricerca: “Delle istantanee di vita – le definisce il pianista barese – scattate con la consapevolezza di intraprendere un nuovo percorso”. L’obiettivo? “Accrescere l’attenzione verso la nostra musica”. (Sip)