La notizia è che nessuna famiglia italiana ha ricevuto ancora un euro dalla nuova social card, creata due anni fa e dotata di un fondo di 50 milioni l’anno. La social card è una carta acquisti con un importo fino a 404 euro al mese, destinati alle famiglie cadute in povertà.
Secondo Caritas Italiana e Save the Children, che hanno rilevato la totale inefficacia della carta nelle 12 grandi città in cui dovrebbe funzionare, il fallimento nasce dall’eccessivo numero di criteri stringenti e contradditori che occorre rispettare per accedere al beneficio.
Per ottenere il contributo le famiglie devono infatti dimostrare di aver perso il lavoro nei 36 mesi precedenti o, in alternativa, aver avuto un contratto di lavoro con un reddito inferiore a 4.000 euro nei sei mesi precedenti la richiesta; di avere un reddito non superiore ai 3 mila euro l’anno; un patrimonio mobiliare di valore inferiore a 8.000 euro; un’abitazione con valore Ici inferiore a 30.000 euro; il mancato possesso di veicoli di recente acquisizione.
Nonostante in Italia ci sia un milione di bambini in condizioni di povertà assoluta, è molto raro trovare una famiglia che possieda tutti i requisiti richiesti dalla burocrazia della social card.
La difficoltà di conciliare la recente perdita del lavoro e la vita in condizioni consolidate di povertà estrema ha fatto sì per esempio che nel comune di Bari – destinatario di un fondo di 3 milioni di Euro – siano state individuate come potenziali beneficiarie solo 321 famiglie. Ma nemmeno una ha potuto ricevere un euro perché la parola nel frattempo è passata all’Inps, che deve mettere i suoi timbri.
Senza verifica Inps nessuna graduatoria è possibile, e dunque – in attesa dei timbri – il nuovo fondo nazionale contro la povertà continua a esistere solo sulla carta. (11 mar)