Bisogna dare atto a Salvatore Merlo, giornalista del Foglio, di essere stato tra i pochi a sottoporre alla verifica dei fatti il racconto – letterario, mediatico e giudiziario – riguardante la cosiddetta Terra dei Fuochi. Il paziente screening giornalistico è giunto alla conclusione che non c’è un solo prodotto agricolo delle campagne di Giuliano che sia risultato nocivo per la salute perché contaminato. E che i racconti del camorrista Carmine Schiavone, star televisiva, non trovano conferma nei controlli dei Nas , nelle analisi del professor Umberto Veronesi, dell’Istituto superiore di sanità e di tutte le autorità dello stato incaricate di indagare. In questi giorni una conferma ai dubbi sulla reale consistenza del fenomeno Terra dei Fuochi, è venuta dai risultati di un’indagine del ministero delle Politiche agricole. Su un totale di 1.076 km quadrati di terreni mappati in 57 comuni campani, le aree ritenute sospette rappresentano soltanto il 2%, per un totale di 21 chilometri quadrati. Di questi 21 chilometri a rischio, sono 9 quelli dedicati all’agricoltura. Sono dati clamorosi e inattesi, che il magistrato Raffaele Cantone, grande inquisitore dei Casalesi e capo dell’Autorità Anticorruzione, ha commentato così: “mi sono sempre iscritto al registro dei non catastrofisti, quindi la cosa mi meraviglia fino a un certo punto”. Secondo il sindaco di Acerra invece, se l’entità del fenomeno è quella indicata dal governo, bisogna chiedersi chi ripagherà gli agricoltori del danno subito a causa di un allarmismo che si sta rivelando eccessivo e infondato. Certo non potranno chiedere i danni a Carmine Schiavone. (14 mar)