San José – “Iriria è una bambina grassa dalla cui carne il dio Sibo decise di creare la terra, dopo di che seminare è creare la vita”. Comincia così il racconto del documentario “Iriria – Nina tierra”, opera prima di Carmelo Camilli. Il documentario, attraverso la “cosmovisione” della comunità indigena BriBri – Cabecar della riserva naturale di Alta Talamanca in Costa Rica, riflette sul conflittuale rapporto tra l’uomo e la terra. Un’analisi, che parte dal locale per arrivare all’universale, delle radici culturali alla base degli attuali problemi ambientali del pianeta, fondendo giornalismo e antropologia, documentario e cinema. Il forte impatto visivo della natura e le voci di innumerevoli personaggi che vivono in armonica fusione con essa, dallo sciamano curatore agli anziani saggi, raccontano di una terra viva che sente e vede grazie agli spiriti della foresta, del mare, dell’uragano e degli animali. Cosicché il “pensiero indigeno” indica un modo differente di pensare e di agire, una visione differente della creazione in cui l’identità dell’uomo è legata all’ambiente in cui vive e delinea una strada per il futuro dell’uomo “civilizzato”. (9Colonne)