Renzi ha annunciato lo sblocco immediato e totale dei debiti della Pubblica amministrazione: 22 miliardi già pagati da Letta e 68 miliardi che verserà lui entro luglio. La somma fa 90 miliardi, che secondo quanto si legge è ciò che Stato, Regioni, Comuni, Asl ed enti vari debbono alle imprese.
Peccato che questa cifra sia del tutto ipotetica. Il debito infatti potrebbe essere più alto, diciamo 120 miliardi, oppure più basso, diciamo 60. Noi non lo sappiamo e soprattutto non lo sa lo Stato.
La cifra di 90 miliardi è frutto di una rilevazione campionaria della Banca d’Italia, che ogni primavera intervista circa 4.200 imprese chiedendo loro informazioni su molti aspetti congiunturali. Da alcuni anni i sondaggisti della Banca centrale chiedono anche a queste imprese quali sono i crediti che esse vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Se dal campione si passa all’universo, il risultato fa 90 miliardi.
Ma è la stessa Banca d’Italia a far notare che questo risultato sarebbe diverso se l’indagine non fosse limitata alle imprese con più di 20 dipendenti, se non escludesse le imprese operanti nei servizi sociali e sanitari, se fosse possibile avere contezza dei debiti che i Comuni fanno fuori bilancio e soprattutto se il censimento fosse fatto presso i debitori (che sono 20 mila enti) e non presso i creditori, tra i quali magari – aggiungiamo noi – c’erano anche gli spregiudicati impresari della formazione professionale in Sicilia, incriminati a decine negli ultimi mesi, ultimo ieri il deputato del Pd Francantonio Genovese.
In conclusione, non esistono dati attendibili sull’ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese.
Questa è la cattiva notizia. Quella buona è che da giugno negli enti pubblici diventerà obbligatoria la fatturazione elettronica e finalmente sarà possibile monitorare il ciclo di vita dei crediti e dei debiti: è una di quelle riforme che non porta voti e non fa discutere in tv ma che può contribuire a cambiare davvero il sistema. (20 mar)
