In Libia, secondo fonti di intelligence, ci sono al momento “dai 600 agli 800mila immigrati”, giunti dal resto dell’Africa in cerca di lavoro durante la stagione invernale. Questo però non significa “che tutti partiranno alla volta dell’Italia”. Giovanni Pinto, direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, prova a far chiarezza sui numeri della potenziale ondata di immigrazione che attende l’Italia con l’arrivo della bella stagione. Dopo il suo intervento in audizione alle commissioni Difesa ed Esteri del Senato, si era diffusa una interpretazione ben più grave, secondo cui almeno 800 mila clandestini sarebbero stati in procinto di partire per le coste siciliane. Con una postilla inquietante sullo stato dei centri di accoglienza italiani: “Siamo già al collasso”. Poi però Pinto precisa che “non sappiamo dire quanti davvero partiranno, è la prima volta che l’intelligence ha dati di questo tipo”. E assicura: “E’ un dato statistico rilevante, ogni giorno vi sono 400-500 nuovi immigrati ma la situazione è sotto controllo”. Secondo il Viminale “dobbiamo moltiplicare gli sforzi, dall’inizio dell’anno sono arrivati già 25 mila immigrati, la maggior parte dalla Libia, sulle coste italiane. Nel 2011 furono 62 mila, nel 2012 42 mila – spiega Pinto – La situazione va affrontata con grande sacrificio, ma le strutture non sono al collasso, altrimenti dall’Europa avremmo avuto un allarme che invece non c’è stato. Il Viminale ha già predisposto un piano per ulteriori 50mila posti, è un problema serio che si sta affrontando con impegno”. Resta il fatto che quasi in contemporanea Marco Minniti, sottosegretario con delega all’Intelligence, afferma a Repubblica.it che “dall’Africa c’è un esodo biblico da affrontare con intelligenza, l’Italia non può farcela da sola, così non si può andare avanti”. Ad ogni modo, Pinto in Senato spiega che “sicuramente l’operazione Mare Nostrum ha dato risultati eccellenti, anche se ha incrementato le partenze dalla Libia, ma che è importante far confluire l’operazione “in Frontex, collaborando con i Paesi terzi, di origine e transito, bisogna fare un salto di qualità”. Le difficoltà principali sono date del resto dal fatto che “in Libia mancano gli interlocutori, senza parlare del grande caos istituzionale”: per esempio “sia il ministero dell’Interno che quello della Difesa libico hanno una propria guardia costiera”. Per quanto riguarda lo stato delle richieste di asilo politico, spiega Pinto, i richiedenti non rimarranno tutti in Italia ma “sono destinati a 8-9 Paesi in Europa, al nord, e dove ci sono fattori di attrazione. Ad esempio gli eritrei in Svezia o una volta i turchi in Germania”. (Sis – 29 apr)