Roma, 20 mag – ‘Trovare l’America’, un volume ideato e curato dal modenese Paolo Battaglia, è uscito contemporaneamente in versione inglese e italiana, e raccoglie oltre 500 immagini delle collezioni della Library of Congress di Washington che raccontano l’epopea dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti. La premessa è di Martin Scorsese, con saggi di Mario B. Mignone, Linda Barrett Osborne e Antonio Canovi. E’ un testo allo stesso tempo storico, evocativo ed orgoglioso, perché, come ricorda il deputato Stefano D’Ambruoso in occasione della presentazione del testo alla Camera “mentre siamo bombardati da notizie sui rischi dell’immigrazione, ci siamo scordati che cento anni fa eravamo noi a fare percorsi molto più lunghi, e di quanto abbiamo arricchito gli Stati Uniti”. Senza dimenticarci che nonostante i pregiudizi “per ogni al Capone abbiamo avuto almeno un Joe Petrosino” (il celebre poliziotto-eroe italoamericano, ndr). Un lavoro “archeologico, di scavo, pensato sia per il lettore italiano che americano” lo definisce il professore della Stony Brook University di Long Island, Mario Mignone, capace di scovare tra le foto (quasi tutte inedite) le facce senza nome della gente comune, ma anche le tracce di veri ‘cervelli dimenticati’o meno: da Costantino Brumidi, il “Michelangelo d’America” che ebbe il compito di affrescare il Campidoglio, a Carlo Gentile, fotografo napoletano che per primo mise su pellicola gli indiani Sioux e Navajo; dallo stesso Petrosino ai fratelli toscani del laboratorio in cui è stata forgiata la celebre statua di Abraham Lincoln a Washington. “Sin dall’inizio dell’emigrazione italiana – ha assicurato Fucsia Nissoli, eletta proprio negli States con Per l’Italia – hanno inciso i cosiddetti cervelli; di italiani che l’America l’hanno trovata veramente ce ne sono tanti. Gli italiani d’America oggi sono soddisfatti e non pensano di tornare a casa. Si tratta di una emigrazione matura – la chiosa – che merita una riconsiderazione”. A livello culturale in primis, ma anche a livello politico, intende, a partire dalla sopravvivenza del museo del Vittoriano.
(PO / Sis)