Roma, 28 mag- “Siamo d’accordo sulla necessità di riformare la nostra rete consolare ed il nostro Ministero degli affari esteri, guardando a quello che il mondo e le comunità italiane nel mondo sono diventati ed anche alle decine di migliaia di nuove immigrazioni. Se guardiamo a queste cose, ci poniamo domande molto semplici: che senso ha oggi in Europa avere ancora 28 ambasciatori? Che senso ha in Svizzera o in Germania avere ancora sei o sette consoli? A nostro parere, almeno per l’Europa, non abbiamo più bisogno di diplomazie, ma di servizi alle comunità e alle imprese italiane: «far servizio alle imprese italiane» non è una parolaccia, ma vuol dire vendere il lavoro degli operai italiani. Abbiamo bisogno di una diplomazia formata – non come lo è quella di oggi – per andare nei nuovi mercati, dove la comunità italiana non è determinante, ma ne ha bisogno il Paese e ne ha bisogno l’Italia stessa. Dove ci scontriamo dunque con il Ministero degli affari esteri? Tutto il piano che ci viene proposto consiste nel chiudere gli uffici di servizi e mantenere le strutture diplomatiche, ma così non si risparmia una lira. Prendo solo l’esempio della Svizzera, sia per non implicare altri Paesi, sia perché, come sapete, è quello dove risiedo: un anno fa i decreti del Ministero degli affari esteri lì hanno chiuso consolati e tre agenzie; queste chiusure in quel Paese, se tutto va bene, produrranno 150.000 euro di risparmio (anzi, voglio essere generoso oggi, diciamo 200.000 euro)”. Lo dice il senatore del Pd Claudio Micheloni, che ha presentato in aula una mozione sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare.