“L’ impatto iniziale è stato di grande supporto dal mondo industriale. Gli imprenditori non aspettavano altro che un ragionamento razionale, con dei numeri a supporto. E’ il secondo anno che lavoriamo a pieno ritmo, il prossimo attueremo un piano straordinario per il Made in Italy che richiederà una grande capacità di governance, di gestione dei processi, anche minuti”. A dirlo a 9colonne è Carlo Calenda, il viceministro dello Sviluppo economico, a margine del XIII forum del Comitato Leonardo, svoltosi oggi in Campidoglio, un appuntamento annuale in cui rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e mondo del credito si confrontano su prospettive di sviluppo per il Made in Italy e misure da intraprendere a sostegno dell’ internazionalizzazione delle aziende italiane. Per spiegare cosa ancora non va Calenda dice: “L’ Italia si perde nella gestione delle iniziative, ascoltando tutte le voci: i cittadini e le imprese, ma c’è la possibilità di fare del 2015 l’ anno della svolta, l’ anno in cui finalmente l’ Italia investa sul Made in Italy. Staremo a vedere i risultati”. Sul Piano “Destinazione Italia” – politica del governo per attrarre investimenti esteri e promuovere la competitività delle imprese italiane – il viceministro sottolinea due aspetti: il primo che riguarda i “provvedimenti che devono essere messi in atto per modernizzare il Paese e aiutare le imprese”. “Questo aspetto, spiega Calenda, va avanti e ogni decreto viene implementato di pezzetti di quel Piano”. Il secondo aspetto su cui il viceministro pone l’ attenzione, è “un’ attività che non è ancora stata fatta, quella cioè di avere una piccola struttura composta da persone che già si occupano di attrarre gli investimenti, metterle insieme e dare delle linee guida precise: occuparsi di coloro che già hanno investito e non sono soddisfatti”.
Quello che viene definito customer care, insomma, che “viene prima ogni attività di acquisizione di nuovi clienti, perché, non sei credibile se i tuoi clienti sono arrabbiati”. Il vice ministro spiega poi quale ruolo, in questo processo, vede per l’ agenzia Ice. “L’ Ice deve essere indipendente e sottoposta alla vigilanza dello Sviluppo economico, perché i suoi clienti più importanti sono le imprese”. Secondo Calenda, bisogna “evitare di costruire un’ altra rete diplomatica, la cui specializzazione non è economica; l’ Ice ha fatto dei grandi passi avanti, ma che non sono la conclusione di un cammino”. “Bisogna fare di più – dice il viceministro – in termini di flessibilità di gestione del personale. Oggi, l’ agenzia non è nelle condizioni di richiamare un responsabile di un Ufficio se questo non funziona e, ai fini del raggiungimento degli obiettivi, questa cosa non può essere accettata”. Su possibile resistenze interne alla riorganizzazione dell’ Ice, Calenda dice: “Ci sono, ma se ne faranno una ragione: dal momento in cui l’ Italia investe su di loro, sulle loro professionalità, sulle loro capacità, sull’ Ice come centro di promozione, l’ agenzia deve stare al passo”. Calenda si sofferma sulle cose che devono cambiare: “La flessibilità sul personale, il miglioramento della qualità delle persone attraverso assessment indipendenti delle loro caratteristiche, perché non tutti sono in grado di fare questo lavoro, e la possibilità, infine, di gestire fondi in modo più strutturato con feedback più precisi”. “Abbiamo identificato quello che in azienda si chiama ‘ piano industriale di dettaglio’ – chiosa il viceministro – che presenteremo a fine mese, con alcuni punti imprescindibili per poter esercitare la possibilità di avere una promozione internazionale in Italia che non abbia nulla da invidiare a quella degli altri Paesi”.
(sab – 8 lug)