L’ 81,9% dei Comuni italiani, in totale 6.633, hanno aree in dissesto idrogeologico. È pari a 3,5 miliardi l’ anno il costo pagato dallo Stato dal 1945 ad oggi per danni e risarcimenti da frane e alluvioni, e il numero complessivo degli interventi previsti è di 3.395 opere anti-emergenza. A distanza di 4 anni, solo il 3,2% degli interventi (109) risulta concluso, il 19% (631) in corso di esecuzione e il 78% fermi, ostaggi di burocrazia, in fase di progettazione o di affidamento o non ancora finanziati e comunque ancora molto lontano dalla fase di cantiere. Per questo il governo ha dato il via oggi a una struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, che vuole rispondere a quella che secondo il sottosegretario Graziano Delrio è stata per anni “una mancanza di programmazione, di intelligenza nel programmare” e punta a segnare una vera svolta: “Stiamo parlando di una opera importantissima nella prevenzione”. Il Governo ha affidato alla Struttura di missione, guidata da Erasmo D’ Angelis, misure straordinarie e il compito di fare regia e coordinare tutte le strutture dello Stato (Ministeri, Protezione civile, Regioni, Enti locali, Consorzi di bonifica, Provveditorati alle opere pubbliche, Genio Civile ed enti e soggetti locali), per trasformare in cantieri oltre 2,4 miliardi di euro non spesi dal 1998 per ridurre stati di emergenza territoriali (casse di espansione e vasche di laminazione di fiumi e torrenti, argini anti-alluvioni, briglie per regimentazione acque, messa in sicurezza di frane, stabilizzazione di versanti a rischio crollo, riattivazione di linee Fs locali interrotte e di ponti e infrastrutture viarie di Anas).
I DATI DI D’ ANGELIS In più nel bilancio dello Stato sono utilizzabili e ancora non spesi né impegnati in fase di cantiere 1.6 miliardi di euro stanziati con Delibera Cipe nel 2012 per opere urgenti di fognature e depuratori nelle Regioni del Sud da concludere entro il 2015 (la maggior parte tra Sicilia e Calabria). L’ obiettivo del governo, spiega D’ Angelis “è quella di passare dal rincorrere l’ emergenza a iniziare la fase di prevenzione e messa in sicurezza, per ridurre di molto i rischi” di dissesto idrogeologico. “Nel 2013 abbiamo avuto quattrocento eventi con danni, nei primi mesi del 2014 già oltre duecento – sono i dati di D’ Angelis – Siamo il Paese più franoso del mondo, ci troviamo a gestire un rischio molto elevato. Ma possiamo ridurlo investendo in prevenzione”. I 2480 milioni reperiti serviranno dunque “ad accelerare i cantieri”.
L’APPELLO Non aspettare l’ autunno per riparare i danni provocati dal maltempo, ma partire subito con gli interventi di prevenzione e manutenzione e del territorio, sbloccando le risorse disponibili, è anche l’ obbiettivo dell’ appello che Ance, architetti, geologi e Legambiente hanno lanciato al governo Renzi in una petizione sul web che è stata consegnata a Palazzo Chigi a Delrio e D’ Angelis: tra le proposte presentate, far partire entro l’ estate un piano unico nazionale di manutenzione e prevenzione; liberare tutte le risorse già stanziate che Stato e enti locali non sono riusciti a spendere a causa dei vincoli del patto di stabilità e reperirne di nuove attraverso i fondi strutturali; garantire a livello nazionale un controllo sulla qualità dei progetti e degli interventi ispirati a un modello di sostenibilità ambientale ed economica, efficacia, trasparenza delle regole e delle procedure. In sintesi “tempi brevi, risorse adeguate e regole trasparenti per ridare tranquillità ai cittadini ed evitare la tragica conta di danni e vittime che da anni siamo costretti a fare”. (9 lug – Sis)