(31 lug) La ricerca italiana “soft” si conferma all’avanguardia e fa scuola nel mondo. Questa volta è il New York Times ad occuparsi di tecnologia e studi “made in Italy”. E’ infatti “sbarcato” nei giorni scorsi sul quotidiano statunitense il “polpo robot” nato a Livorno, al Centro di ricerca sulle tecnologie per il mare e la robotica marina dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. In particolare, la reporter Katherine Harmon Courage ha scritto un lungo articolo intitolato “A tentacled, flèxible breakthrough – An octopuslike machine stretches the limits of robots”, ripreso anche dal sito web della testata dove il pezzo è stato corredato da un video. Grazie alla “robotica soft” e a due progetti – entrambi ispirati al polpo e alla sua destrezza – Livorno, Pisa e la Toscana approdano così sulle pagine – cartacee e virtuali, – di uno dei quotidiani più noti al mondo. In sostanza, il servizio presenta i due progetti di robotica ispirati al polpo, “Octopus” e Poseidrone”, quest’ultimo sviluppato grazie a un finanziamento erogato dalla Fondazione Livorno, sottolineando come la nuova sfida della robotica sia costituita proprio dalla “soft robotics”. Di solito, anche nell’immaginario comune, il robot viene percepito come un’entità rigida. A Livorno, invece, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nel laboratorio ospitato proprio sul mare, allo “Scoglio della Regina”, sta vincendo una nuova sfida e cioè contribuire allo sviluppo di robot “flessibili”, morbidi, scattanti e agili proprio come un polpo, creatura marina dalla cui osservazione è partito il progetto europeo “Octopus”, oggi concluso e coordinato dal Direttore Vicario dell’Istituto di BioRobotica Cecilia Laschi, insieme al Direttore Paolo Dario. E se “Octopus” si è concluso, adesso è iniziata la nuova sfida e lo studio della soft robotics continua, come racconta e fa vedere il New York Times. (PO / Gil)