Pyongyang – Geologi delle università di Firenze, Pisa e Palermo stanno partecipando al monitoraggio del vulcano Baekdu, situato al confine fra Corea del Nord e Cina. Per studiare dal punto di vista geochimico la montagna, di cui si sospetta una possibile ripresa delle attività eruttive, le autorità nordcoreane hanno chiesto per la prima volta la collaborazione di ricercatori italiani: il progetto, finanziato dal ministero italiano degli Affari esteri, è diretto dall’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR di Pisa. Fra i responsabili Orlando Vaselli, associato di Geochimica e Vulcanologia dell’Università di Firenze. “La ricerca nasce – spiega Vaselli – da un memorandum d’intesa siglato nel 2012 in Corea del Nord fra il locale Institute of Earthquake, il CNR-IGG e il nostro Dipartimento di Scienze della Terra. Nell’anno in corso, dopo il reperimento dei fondi della Cooperazione Italiana, il progetto, coordinato da Antonio Caprai (CNR-GGI), è entrato nel vivo: nello scorso giugno due colleghi del CNR, Isabella Nardini e Angelo Minissale, hanno effettuato la prima ricognizione sul vulcano. A luglio – continua Vaselli – è partito il secondo gruppo, di cui ho fatto parte, con lo scopo di iniziare il campionamento delle acque e del gas dell’area del monte Baekdu, che è la vetta più alta della Corea e comprende anche un vasto lago di origine vulcanica”. E proprio per studiare il lago ospitato nel cratere Vaselli ha in programma un’altra spedizione a settembre. Il vulcano Baekdu, un simbolo nazionale molto importante, è dormiente dal 1903, ma gli scienziati nordcoreani paventano un suo possibile “risveglio”, tenendo conto che nel periodo 2002-2004 è stata registrata una considerevole ripresa dell’attività sismica. Le ricerche, effettuate a temperature bassissime che possono arrivare a -50°, mirano anche alla formazione di ricercatori nordcoreani. (9Colonne)