Il massacro del Bangladesh cancellò in un secondo il ricordo dell’invasione della Cecoslovacchia, l’assassinio di Allende soffocò le grida di agonia del Bangladesh, le guerre del Sinai fecero dimenticare Allende, i massacri in Cambogia fecero dimenticare il Sinai, e così via fino a che la gente non ricorda più niente. Questo scriveva Milan Kundera, convinto che la distruzione della memoria fosse una delle caratteristiche del nostro tempo.
Bernardo Valli non solo cita e condivide, ma raccoglie l’implicito appello e dà finalmente alle stampe la raccolta delle sue corrispondenze dalle zone calde di tutto il mondo. Sono sessant’anni di storia contemporanea raccontati da un cronista di razza, inviato e corrispondente dall’estero per il Giorno, il Corriere della Sera e la Stampa prima di diventare una delle firme più prestigiose di Repubblica.
“La verità del momento”, il libro uscito nei giorni scorsi per Mondadori, è diviso in 7 sezioni. Sei sono relative alle zone del mondo di cui Valli si è occupato (Italia, Europa, Africa, Medio Oriente, Asia, Americhe) e una, introduttiva, è dedicata al mestiere del reporter.
Il titolo, la verità del momento, vuol dire che la cronaca è un lampo che illumina l’istante ma rivela anche di che pasta sia fatto l’autore, quanto relativismo e quanta cautela accompagnino l’avventura intellettuale di uno dei più apprezzati giornalisti italiani del dopoguerra.
Bernardo Valli pensa che il buon giornalismo sia generalmente una peculiarità dei paesi con tradizioni mercantili: perché essi hanno bisogno di notizie, per quanto possibile esatte. Mentre negli altri paesi – il nostro compreso – prevalgono ancora le impressioni o le ideologie.
Ma in nessun caso è previsto che il buon giornalismo possa fare a meno della passione. Il giornalismo – spiega Valli – è come la vita. Si può credere in qualche cosa e avere l’onestà di rispettare le verità altrui. Ma la passione ci vuole. Altrimenti può capitare come a quei giornalisti freddi e distaccati che, Valli ne è certo, il 14 luglio 1789, trovandosi sulla piazza della Bastiglia, avrebbero raccontato ai loro lettori che un gruppo di scalmanati stava manifestando davanti a una prigione semivuota. (29 set)